Fede ad arte

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Tutte le immagini hanno uguale importanza? Assolutamente no. Alcune meritano di essere difese a qualunque costo dai cristiani, in quanto esprimono o ricapitolano ai loro occhi, in modo efficace e sintetico, quello che va professato e vissuto. Altre potrebbero essere tralasciate, e non sarebbe una grande perdita. Mi pare illuminante, comunque, lasciarsi guidare nel caso specifico da una delle più audaci innovazioni del concilio Vaticano II, nel quale si è parlato di “gerarchia delle verità”, “essendo diverso il loro nesso con il fondamento della fede cristiana”.

 

 

Alla luce di quel decreto conciliare sarebbe da mettere a punto concettualmente la nozione di “gerarchia delle immagini”, considerate a seconda del loro grado di vicinanza o di lontananza rispetto ai fondamenti della fede cristiana, cioè della loro capacità di riassumere il messaggio dei vangeli o la dottrina della salvezza. Questo porterebbe logicamente a distinguere i soggetti in quanto tali dalle opere che li illustrano. Il cristianesimo (e non soltanto il cattolicesimo) è legato ormai definitivamente a determinati soggetti come l’Annunciazione, la Natività, la Madonna con il bambino, l’Ultima cena, la Crocifissione, la Resurrezione, la Pentecoste: sarebbe inconcepibile che con una vera e propria espropriazione culturale scomparissero dalla creazione artistica. Per ciascuno di questi soggetti bisogna poi chiedersi quali sono le opere che li trattano con equilibrio e abilità, e per quale motivo riescono in ciò in cui altre falliscono. Sono domande complesse, la risposta presuppone la capacità di navigare nell’oceano delle immagini cristiane.

La tradizione più antica – che non siamo obbligati a seguire ciecamente – inviterebbe a privilegiare tre tipi di immagine. Innanzitutto le immagini acheiropoíetes, cioè quelle che si ritiene debbano la loro esistenza non agli uomini ma agli angeli o a Dio in persona. Gli angeli, si dice, avrebbero portato a termine certe icone della Vergine che Luca non riusciva a completare perché il modello era superiore alle sue forze. Ugualmente, certi Volti santi sarebbero stati prodotti per impressione diretta, miracolosa, dei tratti di Gesù su un lenzuolo, ad esempio quello tesogli dalla Veronica lungo la Via crucis. Niente pennello e pigmenti. Quelle immagini sono un incrocio di due eredità, quella delle diípetes greco-romane (immagini cadute dal cielo, create dagli dèi e mandate agli uomini), e quella del ritratto mortuario del tardo Egitto, illustrata dai famosi ritratti del Fayum, impressionanti per la verità, la trasparenza, la somiglianza fisica. Tali immagini svolsero un ruolo capitale per l’argomentazione cristiana a favore delle immagini sante e della loro venerazione. Le altre, cioè tutte quelle fatte da “mani d’uomo”, traggono la loro legittimità dalla vicinanza all’archetipo perfetto, costituito dalle immagini acheiropoíetes, la fonte originale: l’icona ne deriva per imitazione.

Secondo me, le immagini che meritano veramente di essere difese dai cristiani sono quelle che hanno il potere di ricapitolare il messaggio dei vangeli o la dottrina della salvezza. Il problema che si pone è se alcune siano più adatte di altre a illustrare i contenuti essenziali della fede cristiana. Sarei portato a pensarlo. Certo, bisogna ancora imparare a discernerle. Come classificare le immagini in funzione della loro capacità di essere “segno”?

François Boespflug, Il pensiero delle immagini. Conversazioni su Dio nell'arte con Bérénice Levet