Perdono: questione di vita o di morte

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Nessuno può liberarsi da se stesso dalla morte. Signore della vita e della morte è solo Dio. Pertanto solo Dio, dopo la rottura del peccato, può donare la vita nuova. Così già nell’Antico Testamento perdonare è un attributo esclusivamente divino.

Nel Nuovo Testamento gli avversari di Gesù si richiamano al fatto che solo Dio può perdonare e perciò un uomo che afferma di perdonare il peccato bestemmia. Ecco la riscoperta di Lutero, sulla quale esiste oggi un consenso fondamentale: la giustizia non è un’opera dell’uomo, non è dovuta a suoi meriti; la giustizia è gratuità. Dio, che è giusto, rende anche giusti. Solo la giustificazione da parte di Dio e il suo perdono del peccato sono in grado di sostituire la condanna alla morte con l’assoluzione e con la vita. Lutero evidenzia, così, che il perdono non è frutto di una magnanima generosità, di uno spirito di tolleranza che non prende sul serio il peccato; anzi, il perdono è una questione di vita e di morte.

Questo dramma di vita e morte non concerne soltanto il singolo individuo, ma la possibilità di pace fra gli uomini e in tutto il cosmo. “Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre” (Is 32,17). Nella Bibbia “pace” (šalom) è un termine onnicomprensivo, che significa ristabilimento dell’ordine infranto all’interno del popolo, fra i popoli, nella natura e nell’intero cosmo. La promessa della Bibbia è che alla fine vincerà la giustizia e sarà sconfitta ogni ingiustizia, ogni violenza e menzogna. Dio si mostrerà come avvocato dei poveri, dei deboli, delle vedove e degli orfani. Alla fine dei giorni tutti i popoli saliranno in pellegrinaggio al monte del Signore e ci sarà una pace universale. “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra” (Is 2,4; Mi 4,1-5). Allora sarà pace anche nella natura e nel cosmo. “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto” (Is 11,6). In quei giorni Dio sarà chiamato “Signore-nostra-giustizia” (Ger 23,6). Già nei profeti matura il pensiero che il ristabilimento della vita non sia solo la compensazione e il ristabilimento di quella perduta, ma sia legato alla promessa di qualcosa di nuovo. L’idea del nuovo, che purtroppo nel cristianesimo è spesso dimenticata, diventa fondamentale. “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,18-19). Geremia parla di una nuova alleanza ed Ezechiele di un cuore nuovo e di uno spirito nuovo. Si prepara così l’idea neotestamentaria della nuova vita senza fine, la vita eterna, la vita in abbondanza.

Insomma, il perdono e il ristabilimento non sono un ritorno all’ordine primordiale, ma la via di accesso a un nuovo ordine, che sfocia nella nuova creazione, già annunciata dai profeti più recenti e realizzata attraverso la resurrezione di Gesù dalla morte. Nella pienezza dei tempi, Dio riunirà e riconcilierà tutte le cose in Cristo, “unico capo” e dirà: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”. La riconciliazione non è un ritorno all’ordine primordiale, non è soltanto un ristabilimento, ma consiste in un rinnovamento operato dalle azioni salvifiche di Dio nella storia e dalle risposte dell’uomo. In questo quadro, il concetto biblico del perdono non è solo un’assoluzione di quanto è stato compiuto in passato ma anche la preparazione di un nuovo futuro del mondo come dimora della giustizia.

Walter Kasper, in Aa. Vv., Misericordia e perdono