Evangelizzare la morte

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Nonostante la scelta della cremazione sia in crescita soprattutto nei contesti urbani delle regioni settentrionali del nostro paese, la cremazione è tuttavia comunemente avvertita come un'operazione che contraddice la dignità del corpo, come un modo “inumano” di distruggere il corpo umano, di provvedere al suo “smaltimento”.

Antropologi, psicologi e teologi si interrogano circa le implicazioni etiche e le conseguenze psicologiche che questo volontario atto di distruzione del corpo comporta.

Nella cultura occidentale la cremazione non ha praticamente alcuna tradizione rituale, e perciò uno dei problemi posti da questa prassi è la mancanza di parole e gesti ritualmente istituiti da compiersi prima dell'operazione tecnica della cremazione. La cremazione come oggi viene praticata in occidente è un fenomeno culturale e non religioso: la necessità, quindi, di creare un momento rituale rivela che il problema non è in primo luogo religioso, ma è anzitutto umano e culturale, dovuto a un'operazione particolarmente cruenta per la sensibilità umana e per la cultura occidentale. In altre parole, si avverte che non è umanamente sostenibile non dire una parola e non compiere un gesto prima di un atto di tale valore antropologico e di tale impatto psicologico. La necessità umana del rito si fa ancora più impellente nel caso in cui i familiari presenti subiscono la cremazione come conseguenza della domanda del loro caro defunto, una scelta che essi sono tenuti a rispettare senza tuttavia condividere, e che spesso provoca in loro sentimenti di smarrimento e di angoscia.

I tre formulari proposti in appendice della nuova edizione del Rito delle esequie mostrano di aver compreso che l’esigenza di una celebrazione o di brevi preghiere e monizioni che precedono la cremazione del corpo è quella di rispondere a una necessitas anzitutto umana … Nelle preghiere e monizioni in caso di cremazione la chiesa italiana propone dei testi nei quali si prega per il defunto e si rivolgono parole di umano conforto ai familiari presenti nel luogo della cremazione, senza tuttavia attribuire un senso specifico e tanto meno un contenuto di fede all’atto della cremazione, perché la cremazione non ha alcun contenuto di fede.

Ciò che è fondamentale rilevare è che in questi testi non si attribuisce nessun particolare significato, tanto meno teologico, alla prassi della cremazione e soprattutto non si associa l’atto della cremazione a simbologie, immagini o figurazioni spontanee legate alla materialità della distruzione del corpo del defunto. Soprattutto non si associa la cremazione all’immagine del fuoco e alla simbolica della purificazione da esso operata. Nei testi sono invece evocate le immagini bibliche dell'uomo fatto di polvere e della resurrezione dalla polvere, immagini più volte presenti nel rituale.

Nella forma e nel contenuto delle celebrazioni in caso di cremazione, la chiesa cattolica attesta che, sebbene non si opponga alla cremazione, essa considera che la distruzione non naturale del corpo umano non è conforme alla visione cristiana della natura del corpo dell’uomo, del suo valore e della sua dignità. I cristiani credono che il corpo dell’uomo è stato creato da Dio, redento da Gesù Cristo e santificato dallo Spirito. Per questo, la chiesa nei testi della sua liturgia non attribuisce un senso specifico alla cremazione perché in essa non vi riconosce alcun significato cristiano, ma vi vede unicamente una modalità che si è imposta nella nostra società come necessità soprattutto per ragioni pratiche dettate dal fenomeno dell’urbanizzazione.

G. Boselli, Evangelizzare la morte