La pace venga su di te

I cristiani di fronte alla guerra
I cristiani di fronte alla guerra
Possiamo avere la certezza di ricevere la pienezza della vita in Dio e di manifestarla quando la pace di Dio riposa su di noi, penetra in noi. Ecco perché, desiderosi di vivere in Dio, gli uomini dell’antica alleanza, gli uomini dell’antico popolo di Israele, quando si incontravano, invocavano la pace sul prossimo. “La pace sia con te”: questo era il saluto del popolo ebraico, e cioè: “La pace venga su di te, ti rivesta, ti avvolga”. Questo appello alla pace attraversa l’antico popolo, e dopo di lui, il popolo della nuova alleanza, la chiesa. Ma al nuovo Israele corrisponde un fatto nuovo: con la venuta di Cristo una qualità sconosciuta di pace scaturisce dalla riconciliazione dell’uomo con se stesso, con il suo prossimo, con Dio.

Poiché Cristo ci ha riconciliati, a nostra volta siamo chiamati a riconciliare tutti gli uomini. E poiché Cristo ha perdonato, a nostra volta dobbiamo perdonare: “Perdonaci come anche noi perdoniamo”(Mt 6,12). Ecco il fatto nuovo: riconciliati attraverso Cristo, perdonati, rivestiti di pace, gli uomini possono vivere insieme, in un solo corpo, nella chiesa.

La pace della riconciliazione ricrea l’unità perduta e libera l’uomo dalla sua angoscia originaria. Diviso in se stesso, l’uomo vorrebbe fare il bene che desidera, eppure fa il male che odia. A quest’uomo diviso è rivolto un appello: vivere la pace di Cristo, fonte di unità. “La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché a essa siete stati chiamati in un solo corpo” (Col 3,15). Per diventare fermento di unità occorre che la pace di Cristo regni nel nostro cuore, cioè nel più profondo di noi stessi, nell’intimità della nostra persona.

Questa pace di Cristo ci abita ogni volta che ci riconciliamo con il nostro prossimo. Del resto, se non siamo riconciliati, come avvicinarci a Dio, come avvicinarci all’altare? No! Occorre lasciare la questa offerta, per quanto generosa, che volevamo fare a Dio e cercare anzitutto di riconciliarci con il nostro fratello.

E questa pace di Cristo ci abita ogni volta che siamo strumenti di riconciliazione del nostro prossimo con Dio, attraverso il perdono, attraverso la misericordia, questa compassione del cuore.

Vi è una tale letizia nel cuore quando vive di pace, quando è in pace con se stesso e con Dio! Nonostante il peso di fardelli sempre presenti, nonostante il perdono, reso più difficile se si è stati disprezzati, umiliati – a volte da cristiani, da cui ci si aspettava uno spirito di misericordia – nonostante tutto questo fardello, che c’è ogni giorno e per tutti, vi è un’incomparabile leggerezza del cuore che nessuno può togliere a chi ha la pace di Cristo.

frére Roger di Taizé

tratto da: I cristiani di fronte alla guerra, a cura di lisa Cremaschi