Lettere dalla storia

29. x. 1942

 L’ineffabile fraternità
L’ineffabile fraternità
Sorella,

mi permettete di conservare la copia della Lettera che avete mandato a Roma? Ò bisogno di averla vicina, specialmente in questi momenti di prova rinnovata. Vi trovo edificazione, conforto e l’accento della giusta devozione. Che Vi rispondano o no, questo è poca importanza. Noi non ci facciamo molte illusioni sul progredire della larghezza spirituale in certi ambienti: ci basta conoscere il nostro dovere di figliuoli e pregare Iddio che ci aiuti a rimanervi fedeli a qualsiasi costo.

È l’ora della fedeltà, consumata però in una oblazione monda e sincera. In alto, tra gli uomini, possono anche non tenerne conto e giudicarla diversamente: più in alto, viene raccolta e messa in conto d’espiazione e di testimonianza per un domani pauroso, già alle porte.

Anche la mia prova si è in questi ultimi giorni accentuata. Il volumetto ultimo Anch’io voglio bene al Papa è dispiaciuto in Curia per il suo tono umano. Direttamente non mi è ancora nulla pervenuto, ma la campagna è aperta per non lasciarmi più voce. A una editoria cattolica, che stampava La Parola che non passa, fu consigliato di smettere. Altri scritti a quotidiani mi furono rimandati con risposte troppo chiare per non vederci un’intenzione. I revisori ecclesiastici di alcune diocesi furono messi sul guardavoi.

Vedete, cara Sorella, come le nostre povere strade s’incontrino. Ma il fuoco, se il Signore ci usa pietà, continuerà ad ardere nel segreto dei nostri cuori.

Penso al Vostro inverno costì! A l’inverno di tanti e tanti e mi prende uno struggimento interiore come non ò mai provato.

Se potessi vederVi, parlarVi! Su l’Altare ci siete ogni mattina, con quanti avete sulle braccia e nel cuore, con la nostra piccola e cara Famiglia, cui mi sento legato per l’Eternità.

Date a tutti i fratelli il mio saluto e la mia benedizione alle dolci amabili creature che vivono e soffrono vicino a Voi. Mio padre (83 anni) continua a migliorare, mamma Grazia à sempre in piedi, Giuseppina cammina col fratello.

Sono un po’ stanco, ma posso lavorare lo stesso. Ò chiuso Impegno con Cristo; sono alla fine della Samaritana, abbastanza avanti col Vangelo del reduce e con un romanzo: L’uomo di nessuno.

Datemi braccia, Sorella, datemi cuore! Si avvicina l’ora: bisogna essere in piedi e con la lampada accesa.

Vi benedico, Vi benedico affettuosamente.

Vostro

fratello Ignazio

Sorella Maria di Campello, Primo Mazzolari, L’ineffabile fraternità. Carteggio (1925-1959)