Intervista a Roberto Mancini

Roberto Mancini
Roberto Mancini

 “Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione …”.
Mario Luzi

 

Secondo lei, leggere può avere ancora un valore per noi oggi?

La lettura è un luogo vivo di incontro, di apprendimento, di creatività, di nutrimento della coscienza e della ragione, del cuore e dell’anima. Come potrebbe diventare obsoleta? Oggi il suo valore è persino maggiore, perché le dinamiche di dispersione della coscienza umana sono diventate più pressanti, subdole e insidiose. La possibilità della coltivazione del pensiero critico, della meditazione, della contemplazione dei significati di ogni cosa, del dialogo con i testi e anche del confronto con se stessi è un dono raro. La famiglia ha difficoltà a comunicare passione per la lettura, persino la scuola e l’università sono distratte da logiche diverse da quelle dell’educazione di persone libere, critiche, gioiose. Anche nella vita delle comunità religiose spesso il rapporto con la Scrittura rimane marginale. Per tutte queste ragioni è essenziale che l’esperienza del leggere abbia stabilmente le sue sorgenti e i suoi luoghi propizi, in modo che il dono non si riduca a un privilegio, ma sia un percorso educativo, di scoperta, di conoscenza accessibile e, direi, ineludibile per chiunque.

Cosa significa per lei scrivere e pubblicare un libro?

È come un viaggio grazie al quale si radunano presenze indirette (le fonti, i testi interlocutori) e dirette (le persone con le quali si è in dialogo) e ci si inoltra nella scoperta di mondi di senso da cui si impara molto. È un’esperienza di trasformazione del proprio modo di sentire, di pensare e, quando il viaggio è particolarmente riuscito, di essere. Nel contempo si tratta di rendere testimonianza di quello che si coglie durante questo viaggio, dunque scrivere è attestare fedelmente, secondo coscienza, e condividere una bellezza che si è manifestata al di là dell’intenzione o dell’idea iniziale che spinge a scrivere il libro. Scrivere non serve solo a chiarire le proprie idee, a organizzarle, ad argomentarle, ma anzitutto ad accogliere un senso che si è rivelato. È molto più una risposta che un’invenzione. Poi nel pubblicare si ha comunque il desiderio di ricevere interesse, accoglienza e risonanza, magari trovando un grande editore. Negli anni ho dovuto imparare una salutare lezione di umiltà, mettendo da parte questo sogno narcisista. Ho imparato che, anche se si pubblica con editori meno importanti e diffusi, il significato del libro è quello di arrivare a qualcuno con cui comunque si aprirà un dialogo e di offrire forse qualche riflessione utile a vivere, il che vale con più precisione quando il testo è rivolto a studentesse e studenti. Questo basta a dare senso al percorso che porta a pubblicare un libro.

Quali testi sta scrivendo attualmente? Per chi e per quali finalità sono pensati?

Ho appena mandato all’editore il risultato di un’ampia ricerca sull’opera e sul pensiero di Mohandas Gandhi. Mi interessa proporre al pubblico italiano una chiave di accesso al mondo dei significati e delle esperienze gandhiane sia perché hanno uno straordinario valore spirituale ed esistenziale, sia perché ci aprono una via concretamente percorribile per scoprire che la vita sociale, politica ed economica può essere organizzata molto meglio di quanto non sia accaduto sinora. Occorre infatti sfuggire alle trappole innescate dal conformismo con cui quasi sempre si adotta la logica del potere, che poi è la radice della violenza. Ho anche intrapreso la stesura di una guida alla “Critica della ragion pura” di Kant per studentesse e studenti, cercando di chiarire che cosa sia la “ragione” e come oggi possa costituire un organo di orientamento democratico, pluralistico e soprattutto lucido per un’opinione pubblica spesso percorsa da tendenze irrazionali e da sentimenti come il rancore e l’angoscia. Infine sto per iniziare un testo dedicato a chiarire le linee sintetiche di un’etica del bene comune, tratteggiate tenendo conto della forma di società in cui ci troviamo. Sembra incredibile, ma c’è carenza di un’opera di questo genere che, per il tema, potrebbe interessare un pubblico molto ampio.

Leggere e scrivere: sembra che oggi siano diventate due attività poco considerate, sorpassate dall’utilizzo di altri linguaggi (immagini, suoni). Come immagina il futuro per i libri?

La vita dei libri mi sembra destinata a continuare, neppure internet e le tecnologie più recenti sono riusciti a spegnerla. La ragione di questa capacità di persistenza deriva, a mio avviso, dal fatto che nel rapporto con la scrittura, con i testi, si ha un insostituibile spazio intimo di rispecchiamento, di conoscenza, di avventura, di trascendimento della realtà data, di chiarificazione, per usare il termine di Karl Jaspers. L’esistenza personale e anche quella collettiva hanno la forma di una storia, di un racconto, e il libro si presta particolarmente a custodire storie. Storie della coscienza, del cuore, dell’anima, della ragione, storie del mondo. Il libro è radicato nella storicità della cultura e della nostra condizione. La vita dei libri potrà fiorire soprattutto se finalmente ci sarà un certo superamento dell’individualismo e riprenderanno vigore le forme comunitarie di esistenza. Dove c’è una comunità viva, aperta, in ricerca, non bastano le connessioni on line e i “social”, è necessario che esistano scritture e interpretazioni delle quali una certa comunità si nutre. I libri custodiscono l’essenziale nel tempo. In questo senso il futuro dei libri e il futuro dell’umanità procedono insieme, non per niente quando i primi vengono bruciati o ignorati, la seconda si ritrova in uno stato di grave pericolo.

Qual è stato il suo rapporto con scrittura e lettura negli anni dalla sua formazione?

Nei primi anni di vita ricordo un grande, magico libro di fiabe dei fratelli Grimm pubblicato dagli Editori Riuniti, che conservo ancora e che mi incantava anche come oggetto. Poi mi è stata cara una grande enciclopedia illustrata, “Vita meravigliosa”, che mi affascinava in quasi tutti i temi che affrontava. Ne guardavo le immagini e poi, dopo aver imparato a leggere, ne esploravo i testi con avidità, era un piacere intenso. Un’altra esperienza precoce e importante è stata quella di aver letto per intero la Bibbia, come se fosse un romanzo, tra gli 8 e i 9 anni. Ne avrò compreso molto poco, ma le storie bibliche mi attiravano moltissimo. Verso i 14/15 anni la lettura seguiva e nel contempo ispirava la mia inquietudine e le mie speranze: mi colpirono particolarmente “Totem e tabù” e “L’interpretazione dei sogni” di Freud, i racconti di Edgar Allan Poe e di Arthur Conan Doyle, i romanzi di Albert Camus, l’“Apologia di Socrate” di Platone, i testi di Gianni Rodari, di Danilo Dolci, di Erich Fromm, di Franco Basaglia. A 18 anni ero seguace di Kierkegaard e tra i testi che mi ispirarono a scegliere gli studi filosofici ci fu “La coscienza inquieta”, un saggio a lui dedicato da Remo Cantoni. Mi innamorai di Elsa Morante, cominciando da “La storia” per leggerne poi tutte le opere. Negli stessi anni ero affamato di testi del cattolicesimo critico, per cui leggevo con grande interesse la rivista “Testimonianze” di Ernesto Balducci e, di lì a poco, la rivista “Bozze” di Raniero La Valle. Infine, già dal primo anno di università, mi colpirono moltissimo le opere di Ernst Bloch e le lettere di Dietrich Bonhoeffer.


Roberto Mancini (Macerata 1958)

Docente di filosofia teoretica all’Università di Macerata, è autore di numerosi saggi su tematiche fondamentali dell’esistenza umana quali l’ascolto, la pace, il bene e la libertà. Più volte negli anni è stato invitato a tenere dei corsi presso lo Studium del Monastero di Bose, rivolti in particolare alle sorelle e ai fratelli in formazione.

Presso le nostre edizioni ha pubblicato: Il silenzio, via verso la vita (2002), L’uomo e la comunità (2004), L’umanità promessa. Vivere il cristianesimo nell’età della globalizzazione (2009), Sperare con tutti (2010), Orientarsi nella vita (2015), La scelta di accogliere (2016) e La scelta politica. Coinvolgersi per il bene comune (2020).

Presso altri editori ha pubblicato tra gli altri: Il senso del tempo e il suo mistero (Pazzini editore, Rimini 2005), Esistenza e gratuità. Antropologia della condivisione (Cittadella, Assisi 2009), La nonviolenza della fede. Umanità del cristianesimo e misericordia di Dio (Queriniana, Brescia 2015), Esperimenti con la libertà. Coscienza di sé e trasformazione dell’esistenza (Franco Angeli editore, Milano 2017), Utopia. Dall’ideologia del cambiamento all’esperienza della liberazione (Gabrielli Editori, Verona 2019).

Questo è il suo sito ufficiale: https://www.manciniroberto.it/

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