Cerco di scendere nel cuore delle cose non ancora nate

Paul Klee, Villa R, olio su tela, 1919, 26.5 cm × 22.4 cm, Kunstmuseum Basel, Basilea,
scelto per la copertina del libro Sono un sogno di Dio di Fernando Pessoa.

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Per un libro di poesie la redazione delle Edizioni Qiqajon cercava un’immagine onirica, particolare. Ha scelto il quadro di un artista che è anche un poeta. Paul Klee dipinge “Villa R” nel 1909 come ricordo del suo viaggio in Italia avvenuto sette anni prima seguendo le orme di un predecessore illustre: Goethe.

“Villa R” si trova a Napoli, la città che Klee aveva sempre paura di raggiungere. Nei suoi diari e nelle sue lettere dimostra una certa reticenza a spostarsi nella città partenopea: la fama di città difficile lo aveva impaurito. Ma, quando finalmente da Roma si sposta a Napoli, la città lo conquista. I suoi diari sono ricchi di notizie su Napoli e su come i suoi occhi la vedono.

“Napoli ha il più grande splendore accanto alla più grande miseria. Vita del porto, corso di carrozze, teatro dell’opera di alto livello, perfino un pezzo di Roma: il Museo nazionale. Accanto a ciò la natura paradisiaca, impareggiabile ... Qui una placida insenatura, inquadrata da strane montagne, e chiusa da isole caratteristiche. E tutto questo posso vederlo dal poggiolo della mia camera”.
(Paul Klee, Diari 1898-1918, Il Saggiatore 1990, p. 99)

Klee verrà ospitato in una villa adibita a pensione nel quartiere del Petrajo, la Villa de Rosa, ed ecco compresa la grande R che campeggia nel quadro.

“Giace ai miei piedi come un gigantesco anfiteatro, la città meravigliosa con il suo intenso brusio. A sinistra la città vecchia coi bacini del porto e l’antico Vesuvio, a destra la moderna Villa Nazionale e Posillipo. Tutt’intorno alla casa giardini di un verde fresco, forme fantastiche e miriadi di fiori. Salita del Petrajo, Villa de Rosa 48, Pensione Haase, Napoli, si chiama questa meravigliosa vedetta panoramica. Il mare è meravigliosamente azzurro e calmo”.
(Paul Klee, Diari 1898-1918, p. 99)

Nel quadro i ricordi di Klee della bellezza del paesaggio dalla sua finestra affiorano tutti assieme nello stesso momento. In alto due piccole tendine che ricordano la finestra della pensione e anche il sipario del teatro San Carlo, che Klee visiterà per andare a vedere alcuni spettacoli. Il riferimento è anche alla teatralità della città stessa.

In alto si vede la sagoma del Vesuvio colorato di verde cupo, a ricordare la grande impressione che la vegetazione della città e dei dintorni aveva lasciato negli occhi del pittore.

La rappresentazione della villa al centro della composizione ricorda più un piccolo borgo che una singola villa. Nel pennello di Klee sta prendendo forma non solo la villa, ma l’intero borsetto del Petrajo che è arroccato tra la parte alta della città e quella più verso il mare;

le case si affastellano l’una all’altra e la sagoma gialla della villa si staglia sul bianco degli altri caseggiati.

“La città [è] un quadro movimentato di chiarezze, facciate di blocchi e di case, nella luce e nell’oscurità, vie bianche, tratte di parchi dal verde cupo. Di fronte a un tale spettacolo si pensa alla tentazione di Cristo. Ci si esalta dalla gioia, si è librati tra sfere splendenti, divenute il centro di un mondo".
(Paul Klee, Diari 1898-1918, p. 99)

Ecco come Klee racconta le case che, una dopo l’altra attaccate alla roccia, lasciano passare alcuni sguardi di luce.

In basso una strada di un rosso brillante che ricorda sia le tortuose strade del Petrajo, ma anche la lava del vulcano. Klee nel suo soggiorno Napoletano avrà modo di visitare il Vesuvio e i nascenti scavi di Pompei.

Visitando la città Klee scrive nel suo diario: “Cerco di scendere nel cuore delle cose non ancora nate”, così come fa la poesia di Pessoa nelle sue poesie, capace di pensare cose non ancora nate anche nel cuore del lettore.

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