I libri, la realtà e l’arte sono una sola cosa per me

Vincent van Gogh, Natura morta (Romanzi francesi e una rosa), olio su tela, 73 x 93 cm, 1888 circa, Collezione privata
Possibile luogo di produzione: Arles, Bouches-du-Rhône
copertina del libro di Cecilia Falchini, Perché leggere?


“I libri, la realtà e l’arte sono una sola cosa per me”
Vincent, lettera al fratello Theo, L’Aia, 11 febbraio 1883

Le nature morte in cui Vincent van Gogh inserisce dei libri sono la rappresentazione della sua passione per la lettura. Era infatti un lettore accanito, attento, curioso e informato; sin da ragazzo leggeva e rileggeva, copiava e meditava le sue letture multilingue, in olandese, inglese, francese, mettendo a confronto secoli di arte e letteratura. Si può dire che in lui la formazione letteraria preceda il lavoro dell’artista. Gli studi più recenti sulle sue lettere hanno fatto emergere più di mille citazioni letterarie relative a 200 opere di 150 diversi autori, in quattro lingue.

“Questa mattina in chiesa ho visto una piccola vecchia, probabilmente una della chiesa, che tanto mi ha ricordato quell’incisione di Rembrandt, una donna che sta leggendo la Bibbia e si è addormentata sorreggendosi la testa con la mano. Charles Blanc ne scrive in modo meraviglioso”. Siamo ad Amsterdam, è il maggio 1877, van Gogh ha ventiquattro anni, e questo ricordo ritornerà vivido in una natura morta in cui l'artista rappresenta una Bibbia appoggiata su un tavolo. Non è l'unico libro presente in questo quadro: al di sotto si trova un piccolo volume giallo del quale l'artista ha riportato chiaramente il titolo: La gioia di vivere di Baudelaire.

Dalla lettura di Dickens, Zola, Maupassant, Shakespeare impara ad avere quello sguardo verso i più semplici e diseredati che diventeranno i compagni della sua avventura prima come missionario e poi come artista. I mangiatori di patate, l'opera che segna un passaggio nel suo iniziale percorso artistico, sembra visualizzare sulla tela i personaggi di questi autori.

È il giugno 1880, siamo nella regione mineraria del Borinage, Vincent è a Cuesmes tra i minatori a consolare la miseria come missionario e predicatore seguendo le orme di suo padre. Le innumerevoli nuove letture di questo periodo, per lo più in francese, riflettono e anticipano un passaggio di vita: dalla missione evangelica alla missione artistica.

Legge Victor Hugo, L’ultimo giorno di un condannato a morte; Beecher Stowe, La capanna dello zio Tom, o La vita tra gli umili, il successo del secolo, che contribuì alla liberazione degli schiavi d’America.

Qual è il filo conduttore di queste letture? La conquista della libertà e dell’indipendenza, l’importanza morale della letteratura, lo sguardo verso i poveri, i diseredati: un “vangelo moderno” come lo definisce Van Gogh, in un momento per lui di grandi dubbi sul suo futuro.

È tra questi libri che matura in lui la svolta della sua vita: decide di diventare pittore. Inizia a disegnare assiduamente. Ha ventisette anni.

La parola contenuta in un testo possiede la capacità di operare una trasformazione, un mutamento nella persona e nella vita di colui che legge e che ascolta. Leggere è, infatti, accettazione di una ricerca, di una discussione, di un confronto che include la convinzione di non essere possessori della verità: è vivere un momento di passaggio, un’aporia, una crisi, come è avvenuto per il lettore van Gogh. Leggere significa accettare un’ospitalità, richiede la disponibilità allo stupore, implica infine la gratitudine. Questo è il percorso alla scoperta della lettura e del rapporto con il libro, attraverso la sapienza degli antichi che il volume Perché leggere? ci presenta: e chi meglio dell'artista lettore poteva fornirci l'immagine di copertina?


Per approfondire
Mariella Guzzoni, I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato, Johan & Levi Editore, Monza 2020.
La stessa Guzzoni ha curato nel 2015 la mostra Van Gogh. La passione per i libri, presso la Biblioteca Sormani a Milano.

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