L’importanza del dubbio

Photo by Emily Morter on Unsplash
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Non avere dubbi, normalmente, è considerato un fatto positivo. Il dubbio è il male: lo si fa coincidere con l’essere privi di certezze, di un’idea precisa. Avere dubbi riguardo a sé stessi è anche peggio: si viene velocemente bollati come persone insicure, indecise. Il dubbio è grigio, laddove i sicuri sanno cosa sia nero e cosa sia bianco, giusto e sbagliato, lecito e illecito. Il grigio, l’incertezza, è né carne né pesce: bianco sporco, o nero stinto. Il dubbio non è muscolare.

Eppure, dobbiamo osare un cambiamento di paradigma: il dubbio ci serve, il dubbio è fecondo. Senza il dubbio non c’è avanzamento della conoscenza. Chi non ha dubbi, e pensa di sapere già tutto quello di cui ha bisogno, si frega con le proprie mani. Si chiude in una sorta di autoreferenzialità cognitiva e non si concede la possibilità di evolvere. La certezza è la fine dell’evoluzione. Il che non vuol dire mettere in dubbio qualsiasi cosa; vuol dire ammettere, con onestà, i limiti delle proprie competenze e conoscenze. “Là fuori” è pieno di nozioni, ci sono campi interi che ignoriamo completamente … Pattugliare i limiti del proprio sapere, secondo me, è essenziale. Purtroppo, ci siamo convinti che siccome le informazioni, in linea di massima, sono a portata di mano, possiamo sapere tutto. Ma acquisire un’informazione non vuol dire conoscere: non coincide nemmeno con il capirla. L’accesso all’informazione permesso da internet non ci ha dotati automaticamente della conoscenza, che va invece perseguita con fatica.

Facciamoci caso: quante sono le persone che intervengono nelle discussioni senza alcuna competenza specifica, pensando di averla? Quanti criticano gli “esperti” con un “io non credo sia così”, certi delle proprie conoscenze e mettendo automaticamente in dubbio quelle altrui, come se fosse tutta questione di fiducia? Quante volte, quando parliamo di argomenti che conosciamo bene (perché li abbiamo studiati), capita di trovare qualcuno che sentenzia apodittico “non è vero”, oppure più enigmaticamente “mah”? …

Tanti, troppi, non si rendono conto dei limiti delle loro conoscenze: si chiama effetto Dunning-Kruger: una distorsione cognitiva che porta le persone non molto competenti in un certo campo a sovrastimare le proprie conoscenze e a promuoversi esperte, con tutte le conseguenze del caso …

Un genere di persone particolarmente comuni sui social, ma non solo, sono i sedicenti esperti; persone mai disposte ad ascoltare, che pensano di sapere già tutto, e che, se contraddetti, si lamentano di essere vittime degli altri (di solito, un “voi”) che li bullizzano. A ben pensarci, tutto questo circolo vizioso è causato dalla mancanza di dubbi rispetto alle proprie conoscenze …

Mettiamoci il cuore in pace: nessuno di noi è tuttologo; nessuno, nemmeno il più colto, potrà capire tutto. Occorre che impariamo anche a dire “non lo so” e “non ho capito” … La persona colta si rende conto di avere bisogno di controllare un’informazione o una nozione, e più o meno sa dove andarla a cercare. La persona ignorante invece non si pone alcun dubbio: sa già tutto quello che ha bisogno di sapere, non si fa certo prendere dal morso del dubbio. Vive felice con le sue certezze, senza rendersi conto che sono un recinto esiguo che limita la possibilità di conoscere il mondo, di crescere. In ultima analisi, di vivere una vita piena.

V. Gheno, Le ragioni del dubbio. L’arte di usare le parole, Einaudi, Torino 2021.


Per approfondire:

V. Gheno, Potere alle parole. Perché usarle meglio, Einaudi, Torino 2019.
F. Faloppa, Brevi lezioni sul linguaggio, Bollati Boringhieri, Torino 2019.
S. Chialà, Pensare e dire. Alcuni spunti per praticare coscienza e parresia. Edizioni Qiqajon. Magnano 2021.
G. Grandi, La parola amica. Sulle tracce della voce di Gesù, Edizioni Qiqajon, Magnano 2020.

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