La giustizia divina è misericordia


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Osservatore Romano
17 marzo 2016
di ENZO BIANCHI

L’intervista a colui che è stato vescovo di Roma e papa Benedetto XVI, apparsa oggi su Avvenire, contiene un forte messaggio, proprio per l’anno che la Chiesa vive attraverso il Giubileo della misericordia e per l’imminente anniversario della Riforma protestante e della Riforma cattolica.

Le domande dell’intervistatore lasciano molto spazio alle risposte di Benedetto XVI e vogliono essere solo spunti affinché l’intervistato possa esprimere il suo pensiero senza che ci sia – come purtroppo oggi avviene spesso – alcuna pressione a indirizzare la risposta in un senso predeterminato. Il tema della misericordia emerge a partire dalla riflessione sulla “giustificazione per fede”, argomento che causò la rottura tra le chiese d’occidente e che, ora riletto e approfondito, ha potuto diventare tema che unisce e non separa le due confessioni, come ribadito nel 1999 dalla Dichiarazione congiunta tra Chiesa cattolica e Federazione luterana mondiale. Non si dimentichi che fu proprio l’allora cardinal Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che volle e guidò il faticoso itinerario bilaterale di ricerca e di ricomposizione della dottrina. 

Ora il vescovo di Roma emerito con il suo rigore intellettuale può attestare che la fede dono di Dio e comunicazione personalissima del credente in Dio va sempre vista  nel suo essere porta per la vita di comunità, di chiesa. “La fede nasce dall’ascolto” ha detto una volta per sempre l’Apostolo Paolo: l’ascolto della Parola di Dio, parola questa però mai “sola” perché, uscita da Dio, è generata nel seno della Chiesa e vive e si riconosce in tutta la vita della Chiesa, sempre più assimilata da essa, corpo di Cristo. In questa consapevolezza ecclesiale, Benedetto XVI fa quindi emergere come “segno dei tempi” la necessità di leggere la giustificazione come misericordia di Dio: infatti è la giustizia di Dio, che non è quella degli uomini ma giustizia giustificante che si è manifestata in Cristo proprio nel fare misericordia. La giustizia di Dio, quando si mette in moto e opera, si manifesta come misericordia, questo sentimento viscerale di amore, tenerezza, perdono, compassione che è – dice papa Francesco – la “sostanza di Dio”. 

Su questo tema Benedetto XVI mostra la continuità di magistero da parte della cattedra di Pietro. È stato papa Giovanni XXIII nel 1962, nel discorso di apertura del Concilio, ad annunciare da parte della Sposa di Cristo, la Chiesa, la scelta “di usare la medicina della misericordia invece di abbracciare le armi del rigore”. Compito, questo, proseguito da Paolo VI con parole e, più ancora, con gesti. Giovanni Paolo II sentì addirittura il bisogno di scrivere un’enciclica sulla misericordia perché la Chiesa assumesse una “più profonda e particolare coscienza della necessità di render testimonianza alla misericordia di Dio in tutta la sua missione” (DiM 12). E lo stesso cardinal Ratzinger, nella Missa pro eligendo Pontifice del 18 aprile 2005 – alla vigilia dunque del suo pontificato – affermava: “Ascoltiamo con gioia l’annuncio dell’anno della misericordia… Gesù Cristo è la misericordia divina: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio”.

Papa Francesco è entrato in questa corrente petrina di annuncio della misericordia confermando che “proprio questo è il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro: noi stiamo vivendo un tempo di misericordia!”. Questo magistero  pontificio, in piena e rigorosa continuità, vuole incontrare gli uomini e le donne di oggi che sono in attesa soprattutto di misericordia perché questa sembra mancare nelle relazioni umane, sembra affievolirsi e non far più parte della grammatica umana.

Benedetto XVI, come papa Francesco, sa guardare all’umanità con occhi profetici, discernendola in attesa di chi la guardi, se ne prenda cura, la perdoni, la rialzi, le dia speranza. Buona notizia dunque per tutti, non solo per i cristiani: cosa indica infatti la giustizia di Dio nella fede cristiana? L’azione attraverso la quale Dio che è “compassionevole – misericordioso” non solo “dichiara giusto” (come afferma Lutero), ma “rende giusto” l’uomo peccatore. La giustizia di Dio, quando si mette in azione è misericordia, una misericordia non meritata, gratuita, una misericordia che non è accompagnata dalla pena ma è rigenerazione, ricreazione, trasfigurazione della creatura peccatrice.

Allora quella vita di Gesù dal concepimento alla croce, quella vita spesa per gli altri e offerta in dono per tutti, vita di servizio e di dedizione, vera “proesistenza” fino alla fine, diventa la figura esemplare per tutti quelli che sono alla sequela di Gesù, narrando – come Gesù ha fatto – il volto misericordioso di Dio che cura e sana i malati, cancella i peccati, reca la buona notizia ai poveri, ridà la vita ai morti. Dio e l’umanità non sono concorrenti: sono a tal punto in comunione che nel cristianesimo non si può parlare di Dio senza parlare dell’uomo. Scrive un teologo contemporaneo: “Al Dio di Gesù Cristo, al nostro Dio non possiamo porre la domanda ‘Che ne sai tu di noi, del nostro duro e faticoso mestiere di vivere?’”. Il nostro Dio, infatti, in Gesù suo Figlio, uomo come noi, ha conosciuto questa nostra fatica fino alla morte. Dunque è un Dio “costretto” alla compassione, alla misericordia.

Sul candelabro della misericordia acceso da papa Francesco questo scritto di Benedetto XVI  ha acceso una fiammella perché una è la Luce che splende.