Accogliamo chi è solo a Natale

In un video che Banksy ha postato su Instagram, un senza fissa dimora di nome Ryan si sdraia su una panchina per le strade di Birmingham. Mentre la telecamera si sposta verso l'esterno, viene messo a fuoco un murale di due renne che decollano verso un cielo stellato. L'immagine può essere vista nella sua interezza solo da lontano. Il murale è dipinto accanto alla panchina su cui Ryan sta dormendo, dando agli spettatori l'impressione che l'immagine sia quella della slitta di Babbo Natale e delle sue renne.
In un video che Banksy ha postato su Instagram, un senza fissa dimora di nome Ryan si sdraia su una panchina per le strade di Birmingham. Mentre la telecamera si sposta verso l'esterno, viene messo a fuoco un murale di due renne che decollano verso un cielo stellato. L'immagine può essere vista nella sua interezza solo da lontano. Il murale è dipinto accanto alla panchina su cui Ryan sta dormendo, dando agli spettatori l'impressione che l'immagine sia quella della slitta di Babbo Natale e delle sue renne.

La Repubblica - Altrimenti 23 dicembre 2019
di ENZO BIANCHI

Siamo alla vigilia di Natale, una festa ormai “tradizionale”, celebrata non solo dai cristiani, i quali fanno memoria della nascita di Gesù a Betlemme, del suo venire al mondo da una donna, Maria di Nazaret, di un evento umanissimo ma capace di grandi significati: una nascita nella povertà, una speranza messa in questo bambino da parte di poveri pastori e sapienti giunti dall’oriente, una persecuzione ad opera del potere tirannico di Erode.

Tutti eventi e messaggi che nella cultura occidentale, anche se magari non sono ricordati in un’ottica di fede, restano eloquenti per molti. Questa festa si impone ancora oggi nella nostra società secolarizzata e ridesta sentimenti, ispira comportamenti, accresce desideri di pace di felicità. E non possiamo dimenticare che questa ricorrenza è sentita come pesante e faticosa da vivere per chi è solo, per chi non ha nessuno con cui fare festa.

I cattolici sono stati invitati da papa Francesco a non abbandonare la tradizione del presepe fatto in casa, soprattutto dai bambini. Tutti noi ricordiamo come nella nostra infanzia la preparazione del presepe ci impegnava a ricercare il muschio dei boschi, a meritarci il dono delle statuine dei diversi personaggi, a predisporre luci e candeline perché fosse una presenza gioiosa e capace di infondere a tutta la nostra casa un’atmosfera speciale. Accanto al presepe trovavamo i doni di Gesù bambino, tanto atteso, doni spesso proporzionati al nostro andamento scolastico…
Oggi tutto questo è profondamente mutato, ma il presepe può ancora comunicarci un messaggio, perché rappresenta il convergere di poveri e modesti pastori, di viandanti e stranieri, di pellegrini e mendicanti, di sapienti e re attorno a un neonato, a un bambino invocato come re dei poveri e di quanti attendono giustizia e libertà. Il presepe convoca tutti, attorno a esso non vi sono muri, né barriere, né confini; resta solo minaccioso, ma lontano, il castello di Erode, il potente tiranno.

Recentemente alcuni cristiani hanno preso a organizzare pranzi per i poveri e per chi è solo, raccogliendoli in sale parrocchiali o in chiese. Azioni buone, certamente, ma io sogno che proprio in questi giorni delle feste ogni famiglia, ogni nucleo di convivenza chiami alla propria tavola qualcuno che è solo tra gli immigrati, i poveri, i vecchi soli: sì, alla propria tavola! Questa sarebbe un’azione capace di esprimere una condivisione e una solidarietà non ostentate e neppure all’insegna del servizio a favore di particolari categorie di persone: la semplice accoglienza di uomini e donne come noi, strappati alla loro solitudine e invitati a fare festa insieme a noi.

Questo sarebbe un vero Natale, una natività della comunione umana. E sono certo che Gesù Cristo, il Dio dei cristiani, in questo modo si sentirebbe compreso e veramente accolto qui e ora. Proprio come scriveva nel XVII secolo il mistico Silesio: “Nascesse pure Gesù mille volte a Betlemme, a nulla vale se non nasce in te”. Ovvero: “Puoi accogliere mille volte Gesù con un presepe, ma se non accogli in casa tua chi è bisognoso, a nulla vale!”.

 

Pubblicato su: La Repubblica