La voce delle pietre

Pinuccio Sciola, Pietra sonora, 1955
Pinuccio Sciola, Pietra sonora, 1955

La Repubblica - Altrimenti 17 agosto 2020

In questi giorni dell’anno nei quali prevale il tempo dedicato all’otium, ci si può esercitare nella comunicazione con diverse realtà: paesaggi, animali, alberi e piante, pietre e rocce, montagne e colline, mari e venti… L’umano sente il bisogno non solo di abitare questa terra ma anche di entrare in comunione con tutti i suoi co-inquilini, coinvolti con lui nello straordinario flusso della vita. Anzi, sente comunione anche con il cosiddetto mondo inanimato.

Nel V secolo nel medio-oriente alcuni monaci cristiani, tesi all’unificazione del sé e alla sinfonia cosmica, cercarono di vivere la comunione non solo con gli umani (mediante la vita in comunità) ma anche con gli animali, fino a quelli selvatici. Ve ne furono poi alcuni, i “dendriti”, che dimoravano su alberi nelle foreste, quasi identificandosi con loro; altri vivevano su una roccia o in una caverna, cercando di comunicare con il mondo minerale. Volevano essere solidali con la natura che geme e soffre, attendendo la liberazione. Il loro pregare era voce prestata alle creature animate e inanimate, intelligenti e insipienti.

Questi comportamenti sono per noi difficili da capire. Eppure, se facessimo attenzione e sapessimo guardare ai sassi, ai ciottoli della spiaggia e dei torrenti montani, o a quelli che affiorano dalla terra, ascolteremmo anche da essi un messaggio, almeno una voce. Come infatti scrive san Paolo, “non c’è creatura senza voce”.

I sassi, piccoli o grandi, esprimono una presenza silenziosa: stanno al loro posto. La loro inerzia è però apparente, perché sanno cantare: con voce cavernosa quando sono trascinati dalle onde del mare, con voce cristallina quando sono trasportati dai torrenti. Sanno anche dare voce al vento quando, soffiando, scivola su di essi. Le pietre sono ovunque: maestose o piccole, restano testimoni di millenni prima e dopo la nostra vita. Significativamente la vita può diventare pietra, come il mollusco marino diventa fossile: impronta pietrificata di un mondo lontano, che narra ancora la sua storia.

Sulla Serra in cui abito, morena “sputacchiata” dai ghiacciai della Valle d’Aosta, i sassi sono molti e molto grandi. Si ergono sui prati o abitano in mezzo agli alberi del bosco: per me sono veri compagni di vita. Quando, passeggiando, li incontro, li sento fremere nel loro silenzio, vivi di una vita diversa dalla mia, ma ugualmente abitata dall’energia della presenza. Vere sentinelle, sono maestosi nel loro regnare tra alberi e foglie secche. Al mare, poi, le pietre o i ciottoli sono sulle spiagge, da millenni limati e lavati dalle onde. Talvolta ne raccolgo qualcuno, per il colore o la forma, e li porto a casa come memoria del mare.

A ciascuno sarà capitato di trovare sul proprio cammino una pietra o un masso che lo ha attirato, fino a diventare per lui eloquente: come segnale sulla via, misura del cammino percorso. Presenza muta e fedele, quella roccia è sempre lì, come se ci attendesse, ed è sorprendente ritrovarla e contemplarla ancora e ancora. Davvero, la comunione non è possibile solo con gli animali o le piante, ma anche con le pietre.

Pubblicato su: La Repubblica