Fieri di essere cristiani


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Non si può pretendere che un matematico sappia far uso dell’ermeneutica e dell’antropologia, tanto meno della sociologia della religione, né che un non credente che disprezza chi crede possa conoscere l’incessante interagire tra lo “sta scritto” del testo sacro e la comunità vivente che lo legge, lo accoglie, lo interpreta e lo trasmette cercando di viverlo, o sia in grado di distinguere tra dato storico e lettura di fede. Ma da uno scienziato ci si potrebbe perlomeno aspettare una qualche conoscenza dell’evolversi del pensiero umano e delle incongruenze presenti in ogni argomentare. Invece, come abbiamo visto, razionalità e onestà starebbero da sempre e soltanto dalla parte della scienza, impersonata tout-court dall’autore stesso. A volte queste affermazioni sconfinano nell’ingenuità, come quando afferma che «finché ci sono religioni ci saranno guerre di religione, come sempre ci sono state e ci sono», ignorando o fingendo di ignorare che da sempre è l’essere umano in quanto tale a essere tentato di risolvere ogni contrapposizione con la guerra e a cercare di rivestire con una motivazione “nobile” come la religione ben più ignobili cause. Senza contare che l’assolutismo totalitario di cui accusa la chiesa è trasposto tale e quale a quella che lui definisce scienza: «la scienza è una sola ... ed è solo alle sue affermazioni che si può sensatamente applicare il motto di essere e dover essere credute “sempre, dovunque e da tutti”. Diversamente dalle religioni, la scienza non ha bisogno di rivendicare nessun monopolio della verità: semplicemente, ce l’ha ». Di fronte a tanta certezza e soprattutto a una confusione di piani di lettura e interpretazione, un cristiano si chiede attonito “perché mai?”.