La stagione della responsabilità

Ed è in questo intreccio di responsabilità, vitale per l’essere e il benessere della società, che il Consiglio permanente dei vescovi italiani ha voluto inserire il proprio contributo specifico che consiste nell’“illuminare la coscienza dei credenti perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune”. Infatti, come ricorda una nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede, che i vescovi citano in un altro passaggio, “nelle società democratiche tutte le proposte sono discusse e vagliate liberamente” ed è “dovere morale dei cristiani di essere coerenti con la propria coscienza”: questa coerenza è la responsabilità grave che hanno i parlamentari cattolici, cui l’intera compagine ecclesiale deve essere grata per la loro disponibilità ad assumerla anche nelle situazioni più complicate. Spetta a loro valutare i mezzi politici e gli strumenti giuridici più adeguati per garantire il rispetto dei diritti e doveri di ogni cittadino; sta a loro cercare e trovare le modalità per tradurre in proposte condivisibili dall’insieme della popolazione i convincimenti profondi che nascono dalla loro coscienza rettamente illuminata; sta a loro vagliare responsabilmente come coniugare i principi etici cui aderiscono con il bene comune – non astratto o ideale ma possibile e concreto – dell’insieme del paese.

Questi cristiani impegnati in politica, che “non sono – ha scritto il cardinale Bertone – la longa manus della santa Sede o della CEI, hanno il compito di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità”. Nessuno può sostituirsi alla coscienza personale, là dove l’essere umano coglie e riconosce l’esperienza di Dio, anche se ogni cristiano deve sforzarsi affinché essa sia sufficientemente informata soprattutto nel confronto con la comunità ecclesiale e i suoi pastori. Compito arduo che potrebbe portarli anche a scelte sofferte e laceranti, come quelle ventilate dall’enciclica Evangelium vitae di fronte a opzioni legislative su un argomento ben più radicale di quello dei diritti e doveri dei conviventi. Così la già citata nota dottrinale riprende le affermazioni di Giovanni Paolo II: “nel caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e nota a tutti, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica”.

Pubblicato su: La Stampa