Se il nemico dei miei nemici è il mio Dio


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Olio su tela, collezione privata, Roma
FRANCO GENTILINI , Il Pantheon 1949
La Stampa, 6 maggio 2007
di ENZO BIANCHI
C’è una differenza cristiana che fa sì che la relazione tra religione e politica non sia mai risolta una volta per tutte, né si assesti

La Stampa, 6 maggio 2007

René Remond, il grande pensatore dell’Académie française recentemente scomparso, cattolico convinto che negli ultimi tempi aveva denunciato il sorgere di un nuovo anticristianesimo, aveva anche profetizzato l’avvento di un uso politico della religione da parte di forze politiche ad essa estranee; anzi, aveva individuato la difesa della religione e dei suoi valori come opportunità feconda per guadagnare consensi in una stagione segnata da frammentarietà culturale ed etica e da tentazioni identitarie. Non possiamo che prendere atto che così è realmente avvenuto: ormai, e di questo soprattutto i cristiani dovrebbe esserne convinti, ogni fatto e ogni parola che appartengono alla religione e alla vita ecclesiale sono soggetti a un uso politico, fino a poco tempo fa da parte di chi in realtà non è segnato dalla fede, ma ultimamente anche da parte dei cristiani stessi. Per un efficace uso politico della fede occorre difenderla, indicarla come un labaro innalzato a emblema identitario e di raccolta delle forze in vista dello scontro con un nemico che viene agevolmente indicato nello schieramento politico opposto.