Alla voce indegnità

Oggi paiono emergere interpretazioni inquietanti circa il rispetto dei diritti dell’uomo che vorrebbero vincolarli a una preesistente e persistente dimensione morale, ma non si dimentichi che qui non si è nel campo della convenzione sociale per cui a determinati diritti corrispondono precisi doveri e viceversa: i diritti inalienabili di ogni essere umano, recentemente sanciti dalla Carta universale – ma più in profondità iscritti nel patrimonio genetico dell’umanità – sono inerenti alla stessa nascita dell’uomo e non ai suoi comportamenti, perché “tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”. Questa asserzione fondamentale dovrebbe essere ripresa ogni volta che le tragiche vicende dell’umanità ci portano a considerare le aberrazioni in cui singoli individui o interi gruppi e società cadono. Non certo per assecondare l’abbrutimento e l’indegnità di certi comportamenti, ma proprio per non cedere ad essi nella reazione emotiva o giuridica: anche quando si stabiliscono le sanzioni punitive e coercitive, nessuno può né deve essere ridotto alla disumanità dei suoi gesti. Solo così si salverà la dignità di ogni essere umano e, per ciò stesso, quella dell’umanità intera.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Stampa