Sogni e speranze nate dal concilio

Matita e tempera, 1963
GIACOMO MANZU', Papa Giovanni XXIII
26 luglio 2007
articolo di ENZO BIANCHI
Quelli che compongono la comunità ecclesiale appaiono oggi più saldi nella fede, più consapevoli

La Repubblica, 26 luglio 2007

Forse è ancora troppo presto per una lettura pacata e non animosa degli anni sessanta, anche perché i protagonisti di quegli anni definiti “formidabili” sono ancora operanti in una società e in una chiesa molto cambiate. E’ indubbio che con l’annuncio del concilio da parte di papa Giovanni XXIII nel gennaio del 1959 si accesero molte speranze per la vita interna della chiesa e per un suo “aggiornamento” che le consentisse di essere più evangelica e più capace di collocarsi nella storia, dialogando con i non cattolici e lavorando con gli uomini “di buona volontà” alla costruzione di un mondo maggiormente segnato dalla giustizia e dalla pace.

L’evento conciliare accese speranze e sogni in tutti, dai vescovi al più semplice dei fedeli, e i testi del concilio parvero a tutti un orientamento autorevole in grado di accompagnare la riforma intrapresa. Ma, come poteva prevedere chi avesse una qualche conoscenza della storia dei concili, il postconcilio registrò serie difficoltà, contraddizioni e contestazioni: non poteva essere altrimenti perché, quando appare la possibilità di una vita cristiana più fedele al Signore, allora le dominanti mondane non possono che scatenarsi e passare da una sorda resistenza a una battaglia aperta combattuta in nome di una fraintesa tradizione. Certamente ci furono anche abusi, soprattutto liturgici – anche se, va detto, rari in Italia – e nel dialogo con i non cristiani qualche volta si parlò di “conversione al mondo”, svuotando la fede e depauperando la differenza cristiana.

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