Sogni e speranze nate dal concilio

Ma la chiesa continuò, in particolar modo in Italia, la sua riforma conciliare e soprattutto i vescovi assunsero il Vaticano II come ispiratore di tutta la loro pastorale: liturgia, catechesi, predicazione furono veramente rinnovate e il frutto è ancora sotto i nostri occhi. Se infatti non si registra una crescita numerica dei cristiani, tuttavia quelli che compongono la comunità ecclesiale appaiono oggi più saldi nella fede, più consapevoli della differenza cristiana, più adulti nell’abitare la compagnia degli uomini: comunità forse più piccole, ma più vive, come ha messo in risalto a più riprese Benedetto XVI.

Chi sottolineava la rottura tra la chiesa precedente e il Vaticano II lo faceva non per far emergere la novità, l’ “aggiornamento” o, per usare il linguaggio di Benedetto XVI, la “riforma” della chiesa, ma per aprire cammini inediti svincolati dalla tradizione, oppure lo faceva in vista di un declassamento del concilio o di un suo oblio per un ritorno alla stagione precedente. Sì, con ogni probabilità, quelli che volevano spingersi troppo oltre il concilio erano già scomparsi negli anni ottanta, ma quelli che lo volevano cancellare sono oggi più che mai presenti, anche se come infima minoranza.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Repubblica