Perdere la vita e ritrovarla a Canterbury

La resa cinematografica accentua efficacemente alcuni elementi di una vicenda storica ben nota: siamo nell’Inghilterra del XII secolo, dove il re Enrico II nel 1155 nomina cancelliere del regno Thomas Becket, rampollo di un’agiata famiglia di mercanti, amico di gioventù del re, con il quale ha condiviso battute di caccia, avventure amorose e ogni sorta di divertimenti. L’intesa è profonda, i caratteri e le qualità umane e di governo complementari. Thomas assume come suo impegno prioritario “l’onore del re”, fino a sostenerlo con forza e abilità nella lotta contro i vescovi e il clero che volevano difendere e incrementare i privilegi acquisiti. Enrico II pensa allora di forzare la situazione a suo favore nominando arcivescovo di Canterbury e primate della chiesa d’Inghilterra il fidato cancelliere, certo di riuscire così a sottomettere il potere della chiesa al proprio volere. L’amicizia e l’insistenza del re vincono la ritrosia di Becket: la nomina avviene nel 1162, e il 3 giugno di quell’anno Tommaso è consacrato vescovo. Ma subito Becket si fa carico delle nuove responsabilità con la stessa ferma determinazione con cui aveva accettato l’incarico di cancelliere: ormai sarà “l’onore di Dio” a guidare il suo comportamento e le sue decisioni. Così inizia a difendere strenuamente la chiesa contro le pretese della corona, fissando paletti ben precisi alla prepotenza regale fino a rifiutarsi di sottoscrivere le vessatorie Costituzioni di Clarendon.

Pubblicato su: Avvenire