Nelle vigne l'amore per la vita


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Ma poi ecco la bella stagione, un’esplosione di vegetazione che muta il colore alle colline: i grigi e gli ocra delle terre si ammantano di verdi e verso sera, sotto lo sguardo amico della luna, si accendono i falò ai bordi delle vigne e si bruciano i tralci potati e seccati. Con la fioritura sboccia anche un nuovo ritmo, la pulsione della vita accelera, la terra cotta dal sole pompa linfa in ogni tralcio, gli acini si gonfiano e anche il vignaiolo fa la sua parte: passa tra i filari, constata i risultati effettivi della potatura, come se leggesse le istruzioni per il prossimo anno, e ancora una volta contiene, limita, “abbassa” le viti per permettere al sole di colpire al meglio i grappoli. Così, agli inizi di agosto, attorno a San Lorenzo, gli acini si tingono di un nero ingioiellato di riflessi bluastri.

L’estate scorre veloce e quando le giornate iniziano a rimpicciolirsi e le frescure serali a farsi sentire, ecco il tempo della vendemmia, della raccolta del frutto di tanto lavoro e soprattutto di tanta attesa, ecco il tempo di “fare il vino”.. Sì, con la vendemmia finisce veramente l’anno per i contadini, perché tutto nel ciclo dei viticoltori tende verso questa “ora”, l’ora per eccellenza in cui valutare se l’annata è andata bene o male, se essere contenti o frustrati del proprio mestiere. Anche per questo è sempre difficile decidere quando scocca esattamente quest’ora, quando mettere mano alla vendemmia e da quali vigne iniziare. Normalmente si parte dalle vigne di uva bianca, le più assolate, ma nulla è scontato e sembra che il contadino debba ogni anno decidere tutto come fosse la prima volta. Perciò si aggira tra i filari anche più volte al giorno, osserva i grappoli, li alza delicatamente con la mano, li palpa, ne assaggia qualche acino; poi scruta il cielo, valuta il tempo, perché la pioggia con la vendemmia in corso è sempre una minaccia che può trasformarsi in autentica disgrazia per la qualità del raccolto e l’esito finale di tanta fatica...