“Prendere” Messa


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A quei tempi la domenica era ancora “la domenica”: il week-end era parola e prassi sconosciuta, nessuno andava via per gite o viaggi, ma tutti dalla dispersione delle cascine in campagna e dai luoghi di lavoro cercavano di ritrovarsi, di incontrarsi per “fare due parole” e rinnovare così la conoscenza e l’amicizia. La domenica iniziava quand’era ancora buio, alle cinque, con la “messa bassa”: una celebrazione al lume di candela, senza canti né predica, che finiva velocemente, pensata per le madri e le donne di famiglia, perché alle sei potessero essere già tornate a casa per dedicarsi alla cucina; il pasto domenicale, infatti, doveva essere davvero festivo. Alle otto c’era poi la messa per i bambini, seguita dal catechismo tenuto dalle suore; ma era davvero domenica attorno alla messa delle undici, la “messa granda”: già dalle dieci si formavano in piazza capannelli di uomini che parlavano tra loro, a volte ridendo e scherzando, ma più sovente lamentandosi del tempo, delle malattie nell’orto e nella vigna, delle diverse “disgrazie” che il contadino teme e conosce bene. In chiesa entravano solo donne, ragazze e qualche raro anziano devoto e così iniziava la messa cantata con molta convinzione e fervore, anche se quella gente semplice di campagna non capiva né quello che cantava in latino né tanto meno quello che, sempre in latino, diceva il prete.