La memoria dei morti


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Sì, come recita Qohelet, tutti gli uomini portano nel cuore il senso dell’eternità, anche quelli che non sanno da dove vengono e dove vanno, anche quelli che non sanno leggere l’azione di un Dio Creatore. La morte resta un enigma perché stronca le nostre relazioni, i nostri amori, le nostre comuni speranze, ma questo enigma chiede di essere assunto affinché lo viviamo nella verità del ricordo e nella consapevolezza che per noi poveri esseri mortali solo l’amore è più forte della morte, più tenace degli inferi. E per i credenti l’enigma diventa mistero, cioè rivelazione del destino degli uomini attraverso la fede in Gesù Cristo risorto da morte e vivente per sempre.

Non dimenticherò mai che la mia generazione fu ancora cristianamente educata in una memoria intensa e puntuale della propria morte e nell’esercizio di amore verso i morti: allora la visita al cimitero era d’obbligo alla domenica dopo i vespri, e ritornando a casa si sgranava la corona del rosario ripetendo: “Gesù Cristo è la vita eterna”. Esercizi di fede nella vita più forte della morte!

Enzo Bianchi