“Essere minoritari non significa essere insignificanti”

Olio su tela cm 50x70, 2001
TRENTO LONGARETTI, Fuggiaschi e collina gialla
Intervista a ENZO BIANCHI
Il cristianesimo è plurale. Deve imparare la diversità e non l’uniformità

intervista ad Enzo Bianchi a cura di Jean-Marie Guénois

traduzione dal francese
a cura della redazione di finesettimana.org

La Croix ,17 novembre 2007

Fondatore di una comunità monastica ecumenica in Italia, Fratel Enzo Bianchi non è preoccupato per il futuro del cristianesimo.

Lei osa affermare che la fine della cristianità è un’opportunità per il cristianesimo…

E lo confermo, poiché il cristianesimo ha vissuto fino ad ora un’ambiguità, quella di “essere” cristiani senza aver dovuto diventarlo, di essere praticanti senza veramente vivere un cammino di fede personale. Questa coincidenza tra la fede e la società non esiste più, e la nuova situazione di minoranza dei cristiani è un’opportunità per manifestare che la loro fede è vissuta nella libertà e per amore. La libertà e l’amore sono in effetti le condizioni della vita cristiana. Non sono più il caso o la necessità.

Diventare minoranza può condurre ad una futura scomparsa: ciò non la preoccupa?

Essere minoritari non significa essere insignificanti. Ci sono delle minoranze efficaci, che agiscono nella società perché il messaggio cristiano sia ascoltato. Bisogna quindi stare attenti che questo statuto di minoranza non porti ad un soffocamento, ma sia come il sale o la luce del mondo. Bisogna che la minoranza cristiana abbia la possibilità reale di esercitare una vera influenza evangelica nel cuore dell’umanità.

Minoritari, i cristiani devono cercare di avere influenza sulla società?

Non bisogna né avere l’ossessione dell’influenza, né averne paura. La vera vita cristiana porta in sé un messaggio di umanizzazione. La spiritualità cristiana è, in fondo, un’arte di vivere umanamente. Se gli uomini percepiscono che i cristiani hanno una vita buona, vera e felice, si porranno la domanda sul fondamento di questa vita, e l’annuncio di Gesù Cristo diventerà quasi naturale. Si farà nel dialogo, senza imporsi.

Pubblicato su: La Croix