“Essere minoritari non significa essere insignificanti”

Lei pensa che il futuro del cristianesimo possa essere oscurato dallo scontro di civiltà?

E’ sull’etica che avrà luogo lo scontro di civiltà. In Italia, per esempio, vedo crescere un anticlericalismo che non era presente dieci anni fa, e si trasforma perfino in anticristianesimo.

Come evitarlo?

Bisogna creare uno stile di ascolto. I cristiani e in particolare i cattolici ascoltano troppo poco. Senza ascolto, non c’è comunicazione e futuro comune. Solo un esercizio di ascolto può condurre alla comunicazione, poi la comunicazione può portare alla comunione. La Chiesa, in ambito etico, vuole essere a servizio della dignità dell’uomo: com’è che passa talvolta per fondamentalista? Ci esprimiamo attraverso dei divieti, e non siamo quindi capiti. Dobbiamo parlare ai credenti e ai non cristiani con termini diversi da quelli della catechesi. Se presentiamo la legge naturale come l’abbecedario della qualità umana dell’uomo, potremo partecipare alla costruzione di un’etica mondiale.

Quale priorità vede per il futuro della Chiesa?

Per quanto riguarda la vita interna della Chiesa, c’è una parola che non abbiamo il coraggio di usare, è quella di “sinodalità”. La sinodalità consiste nel camminare insieme con le nostre differenze. La Chiesa, da parte sua, parla di collegialità, il che si riferisce ad una stessa appartenenza. Ora, la sinodalità è una necessità urgente per mostrare che la Chiesa è una comunione nella diversità. Se la Chiesa non è una comunione in se stessa, non saprà essere in comunione con gli altri. E quando si fa un cammino senza gli altri si finisce per farlo contro gli altri.

Pubblicato su: La Croix