“Essere minoritari non significa essere insignificanti”

Enzo Bianchi, profeta suo malgrado

di J.-M. G., “La Croix” del 17 novembre 2007

Questo religioso atipico ha realizzato un progetto monastico unico. La sua faccia tonda e la sua barba bianca, senza parlare della sua voce stentorea, sono ben conosciute nel mondo cristiano dove è immagine di profeta: non quello che predice il futuro, ma quello che può inventarlo, e senza dubbio costruirlo. Questo laico (rivendica sempre questo statuto, non essendo prete) aspirava alla vita eremitica. Nel 1968, si trova, un po’ suo malgrado, fondatore di una comunità assolutamente originale: è una comunità ecumenica e riunisce sotto gli stessi tetti degli uomini e delle donne nel piccolo villaggio di Bose, nel Nord Italia, non lontano da Aosta e da Torino. Controllato da vicino, atteso al varco, questo progetto ha avuto successo e procede negli anni. Oggi, sono quasi 70 i monaci e le monache che, diverse volte al giorno, pregano gli uni davanti agli altri in una bella cappella. Fra di loro ci sono dei protestanti e un ortodosso, anche se la maggioranza è cattolica. Vi sono anche dei postulanti, in numero tale che la comunità non accetta tutte le richieste: un fenomeno raro in Occidente. Vi sono infine in un anno più di 15.000 persone in ritiro, che si stringono qui per fermarsi, restare in silenzio, lasciarsi istruire e pregare. Niente di eccezionale, tuttavia, né di sgargiante nella liturgia (ma il salmodiare è molto piacevole), nessuno stile elaborato né estetismi: la preghiera, la lectio divina, la liturgia delle ore, il lavoro manuale e intellettuale, la vita in comunità, un ritorno radicale alla sorgente semplice della vita eremitica secondo i Padri del deserto. “La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, qui è tutto l’anno”, scherza Enzo Bianchi nel sul bell’accento aspro del Piemonte. Anni di unità che passano, e una comunità che tiene. Ecco dunque il segreto di questo profeta gioviale: tentare di vivere nel presente e nell’implorazione il dono dell’unità dei cristiani chiesto da Cristo. Senza troppi discorsi, ma con gli atti. Nel 1965, Enzo Bianchi aveva cominciato da solo in questo luogo. Tre anni più tardi, nel 1968, dei “fratelli” e delle “sorelle” cominciano a raggiungerlo. Nel 1973, la vigilia di Pasqua, i primi sette fanno la loro professione di fede monastica. “Tu non sei entrato in comunità per rifare una Chiesa che ti soddisfacesse o che fosse a tua misura; tu appartieni a Cristo attraverso la Chiesa che ti ha generato a Lui con il battesimo. Tu riconoscerai quindi i suoi pastori, i suoi ministeri nella loro diversità e cercherai sempre di essere segno di unità” è scritto al numero 43 della regola di Bose.

Pubblicato su: La Croix