Invito a sperare

C’è anche una rilettura della trasformazione della fede-speranza nel tempo moderno, nell’illuminismo e soprattutto nelle ideologie messianiche, rilettura che precisa meglio lo specifico della speranza cristiana e fa intravedere le derive possibili e l’affacciarsi della barbarie ogni volta che la speranza è riposta in realtà idolatriche e alienanti come il progresso e la rivoluzione, l’idolatria della ragione e della libertà.

Ma di altissima importanza restano le pagine finali che indicano luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza: la preghiera, certo, la lotta contro il male e la sofferenza, ma soprattutto il “giudizio”. Sì, il giudizio finale che Dio compirà nel suo giorno sulla storia e sull’umanità intera. Tema tralasciato anche dalla predicazione ordinaria eppure tema che non da oggi reputo decisivo per la responsabilità cristiana. I cristiani affermano nella loro professione di fede che in questo giudizio credono e che lo attendono come l’evento che instaurerà la giustizia, rendendola a tutti coloro che nella storia hanno subìto ingiustizie e oppressioni. Sì, se si toglie il giudizio emesso da Cristo sull’umanità, tutta la fede cristiana diventa risibile utopia.

Ma la consapevolezza e la fede nel giudizio innesca innanzitutto una responsabilità dell’uomo nella storia, alimenta l’attesa di un atto di Dio che metta fine al male e instauri la vita piena anche per quelli che nella vita si sono visti defraudare del bene, della pace e della felicità. Non a caso Benedetto XVI cita il grande filosofo Adorno che nel suo ragionare ateo afferma che una vera giustizia proveniente da uno sviluppo, da un progresso rivoluzionario, richiederebbe un mondo “in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata ... ma anche la sofferenza e l’ingiustizia del passato”. E questo richiederebbe ciò che lui non poteva affermare, cioè la “risurrezione dei morti”.

Pubblicato su: La Stampa