Il presepe, Betlemme in casa

E così nel XIII secolo Francesco d’Assisi – che all’epoca della V crociata aveva tentato senza riuscirci di andare in Terrasanta per venerare il mistero dell’incarnazione a Betlemme – con un’intenzione che voleva anche essere una critica all’idea delle crociate – invitava i cristiani non a passare il mare con le armi in nome della fede, ma a vivere Betlemme nel cuore, a “far nascere Gesù nel cuore!”. Tommaso da Celano scrive: “Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio diventa la nuova Betlemme”. Ha scritto Raul Manselli, il grande storico francescano: “Il presepe di Greccio non si risolve in un gesto, in una ‘pensata’ popolaresca e chiusa nel mondo popolare: è invece l’estrinsecazione umile, anche la più impressionante forse, dell’umanizzazione di Gesù Cristo, l’uomo-Dio”. Da quell’intuizione di Francesco i presepi si moltiplicano, specie in Italia, grazie ai misteri celebrati in cui personaggi viventi mimano le scene descritte nei Vangeli. Dal XVI secolo le statue sostituiscono le persone nei presepi che vengono esposti nelle chiese durante il tempo di Natale.

Pubblicato su: Avvenire