I cristiani e la politica, l'utopia di un partito afono

La chiesa non può lasciarsi chiudere nel particolarismo stretto dei movimenti politici che magari rivendicano un’impropria esclusiva. Così scriveva ancora Paolo VI: “Nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili. Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi. La chiesa invita tutti i cristiani al duplice compito d’animazione e d’innovazione per fare evolvere le strutture e adattarle ai veri bisogni presenti. Ai cristiani che sembrano, a prima vista, opporsi partendo da opzioni differenti, essa chiede uno sforzo di reciproca comprensione per le posizioni e le motivazioni dell’altro; un esame leale dei propri comportamenti e della loro rettitudine suggerirà a ciascuno un atteggiamento di carità più profonda che, pur riconoscendo le differenze, crede tuttavia alle possibilità di convergenza e di unità: ciò che unisce i fedeli è, in effetti, più forte di ciò che li separa”. Sì, nessun partito può dire di essere l’unico depositario del messaggio cristiano in una società pluralista animata da progetti politici in concorrenza, i quali non potrebbero che trarre beneficio da un confronto serio con la “differenza cristiana” resa eloquente da cattolici responsabili e impegnati.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Stampa