Eremiti oggi, il fascino imperituro del «deserto»

Ma come leggere allora l’attuale rifiorire della vita eremitica, proprio in una stagione in cui il monachesimo cenobitico conosce una fase di riflusso se non di vera e propria crisi? Non c’è il rischio che, in un cultura che subisce la tentazione della religione “fai-da-te”, anche la vita di celibato per il Regno subisca l’attrazione verso una forma plasmata da ciascuno a modo suo? Indubbiamente il pericolo è presente, eppure la chiesa ha sempre conosciuto questa feconda dialettica tra eremo e cenobio, e oggi accompagna con vigilanza amorosa il riemergere, anche in occidente e anche tra le donne, della vita eremitica, che l’oriente cristiano ha sempre continuato ad avere, soprattutto in ambito maschile: pur fortemente minoritaria, com’è naturale che sia, e a volte discreditata dall’eccentricità di alcuni suoi esponenti, la vita eremitica ha tuttavia fatto la sua ricomparsa sotto diverse forme: da quella più classica del solitario che si ritira in un luogo appartato, all’eremitismo urbano, vissuto lavorando e pregando nel deserto delle nostre anonime città; dalla riedizione moderna delle “colonie” di eremiti presenti in un’area limitrofa, alla reinterpretazione del carisma certosino di profonda solitudine vissuta in un spazio fisico e strutturale fortemente comunitario.

Il “deserto” si rivela, ancora oggi, una categoria spirituale più che geografica o fisica: ritirarsi in disparte, non condividere il modo di pensare e di agire della maggioranza, accettare la prova e la privazione per saggiare cosa si ritiene davvero essenziale, fare silenzio per imparare l’ascolto, custodire la solitudine per saper leggere nel proprio cuore e in quello altrui, sono tutti elementi che alcuni individui – in ogni tempo e in ogni luogo – colgono come propria verità fino ad assumerli come totalità della propria condizione e come segno capace di destare maggiore consapevolezza in quanti a loro si accostano, direttamente o attraverso i loro scritti e le loro parole tramandate.

 

Enzo Bianchi
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Pubblicato su: Avvenire