Bartolomeo sulla via di Benedetto


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Non è la prima volta che Bartholomeos I, che gode di un primato d’onore tra i patriarchi delle chiese ortodosse, è invitato a Roma dal papa o lo riceve a Costantinopoli, ma la visita dei giorni scorsi si ricollegava a due eventi – uno più remoto e l’altro più recente – che possono insegnare molto nella teoria e nella prassi del dialogo tra le chiese cristiane, e non solo. Innanzitutto, l’occasione della visita: il novantesimo anniversario del Pontificio istituto orientale, un ateneo concepito proprio per colmare il deficit di conoscenza dell’occidente cristiano nei confronti dell’oriente. Certo, l’impostazione originaria non poteva non risentire degli orientamenti teologici dell’epoca, quando i non cattolici erano ancora “fratelli separati” da ricondurre possibilmente all’ovile romano, ma proprio l’aver predisposto un qualificato strumento volto alla conoscenza e all’approfondimento non solo dell’altro, ma di ciò che dell’altro appartiene a un patrimonio comune, ha reso possibile sviluppi imprevedibili nell’immediato. Così, novant’anni dopo si è verificato che alcuni dei discorsi commemorativi siano stati tenuti proprio da ex-studenti non cattolici di quell’ateneo, come appunto il patriarca Bartholomeos I.