La Pasqua: buona notizia per tutti


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I nemici di Gesù dicono invece che la tomba è vuota perché i discepoli hanno portato via il cadavere, altri entusiasti dicono che in realtà Gesù non era morto ed era fuggito, ma i discepoli affermano anche di averlo incontrato vivo mentre erano riuniti insieme, di averlo visto mentre erano per strada, di averlo riconosciuto mentre spezzava il pane... Per i discepoli questa è la loro fede, una certezza attraversata sì da dubbi – come attestano gli stessi vangeli – ma fondata su un evento per testimoniare e narrare il quale sono disposti a essere osteggiati dal potere religioso dei giudei e dal potere imperiale.

Da allora, proprio in virtù dell’evento della risurrezione, milioni di discepoli credono in Gesù come Cristo, cioè Messia, e Signore vivente. L’apostolo Paolo, all’inizio tra i più fieri oppositori dei discepoli di Gesù, dirà: “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede e noi cristiani saremmo tra i più miserabili di tutta la terra”. Sì, come Paolo, un numero sempre più grande di persone crede senza avere visto Gesù vivente, senza aver visto la tomba vuota, senza averlo incontrato per strada né riconosciuto allo spezzare del pane... E questo fino a oggi. Follia? Credenza in qualcosa di assurdo o irrazionale? No, perché è atteggiamento coerente con l’esperienza interiore che il credente fa: questi “sa” che Cristo è risorto, lo sente vivente e presente, è per lui destinatario di amore e di ascolto. Certo, chi non ha la fede, percepisce questo discorso, unitamente a quello della fine ignominiosa di Gesù sulla croce, come follia; molti uomini religiosi lo avvertono ancora oggi come scandalo, altri restano indifferenti e noi cristiani non ci stupiamo di chi non crede o non può credere, né ci sentiamo di giudicarli, anche perché condividiamo con i non credenti dubbi, ricerche, fatiche e incredulità che abitano le nostre profondità.