Spazi liturgici, non solo pietre

Chiesa monastica di Bose
Chiesa monastica di Bose
Avvenire, 5 giugno 2008
di ENZO BIANCHI
L’edificazione dello spazio liturgico concorre anch’essa ed è parte integrante di quell’opera santa che l’apostolo Paolo chiama «l’opera del ministero, in vista della costruzione del corpo di Cristo»

Quando i cristiani si ritrovano attorno alla mensa della parola e dell’eucaristia non rispondono a un generico appuntamento come quelli che costellano la loro esistenza quotidiana: in verità sono convocati da Dio a formare una 'assemblea santa' per l’ascolto della sua Parola e per la celebrazione dell’Alleanza di cui l’eucaristia è memoriale. Così l’altare e l’ambone 'convocano' l’assemblea quali elementi costitutivi insostituibili dello spazio liturgico. In effetti, senza la Parola di Dio contenuta nelle Scritture e proclamata dall’ambone e senza l’eucaristia celebrata all’altare non si darebbe assemblea cristiana, ma semplice auto-convocazione di uomini e di donne. Per questo, all’interno dello spazio liturgico l’altare e l’ambone precedono l’assemblea convocata e permangono anche quando l’assemblea si scioglie. Precedenza e permanenza, spaziale e temporale al tempo stesso, attestano che la parola di Dio e l’eucaristia precedono l’assemblea e non si esauriscono nell’assemblea, nel senso che l’assemblea non li esaurisce.
Davvero, il luogo liturgico è locus theologicus!

Pubblicato su: Avvenire