Spazi liturgici, non solo pietre

 

'Presenza' è categoria complessa, al tempo stesso , teologica e filosofica: ancora oggi, nell’intelligenza della presenza sacramentale, il concetto di 'presenza' è per lo più debitore di una visione essenzialmente onto­teologica la quale esprime in modo decisivo sebbene non esclusivo il mistero della presenza.
Determinante, a questo riguardo, è la funzione critica del dato biblico di fronte a ogni teoria filosofica: la riflessione biblica assolve il compito di mostrare la pluralità e il progressivo evolversi delle manifestazioni delle presenze di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento e nella Chiesa. Nel quadro della riflessione sulle presenze all’interno dell’assemblea si iscrive in modo significativo l’analisi del senso e delle diverse modalità di conservazione e di venerazione delle specie eucaristiche nelle Chiese d’oriente e d’occidente, anche in riferimento alla complessa problematica della collocazione della eucaristica.

Infine, nella pluralità di presenze la presidenza liturgica è elemento costitutivo ed essenziale dell’assemblea cristiana. Oltre alla persona del ministro ordinato presidenza implica un luogo proprio e distinto all’interno dell’assemblea, sia essa cattedra episcopale o sede presbiterale. La sede di colui che presiede non è da considerarsi come un terzo polo da sommare ai due poli fondamentali: l’altare e l’ambone. Se vi è un terzo polo, questo è il battistero. La sede non possiede, infatti, la medesima natura teologica dell’altare, dell’ambone e del battistero, in quanto l’annuncio della Parola di Dio e i sacramenti dell’iniziazione cristiana sono il fondamento e la condizione di possibilità del ministero ordinato. Per questo, la cattedra episcopale e la sede presbiterale, segno del ministero specifico di chi le occupa, sono a servizio sia della Parola sia del sacramento dell’altare e, attraverso essi, dei fedeli riuniti.

Pubblicato su: Avvenire