Stranieri a noi stessi


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Ora, il confronto-scontro tra queste due visioni dei rapporti tra popoli, etnie e nazioni si rivela quanto mai attuale nell’odierna società globalizzata, in cui il fenomeno migratorio assume dimensioni proporzionate alle maggiori possibilità materiali di spostamenti di massa. Quello che va ripensato allora non sono spicciole misure di contenimento o di repressione del fenomeno migratorio, ma un insieme ben più complesso di problematiche sociali e culturali: il rapporto tra sovranità nazionali e universalità dei diritti umani, l’opzione giuridica tra l’antico ius sanguinis e il più articolato ius soli, l’emergenza continua e la certezza del diritto, la sostenibilità dello sviluppo e dell’accoglienza, il mercato del lavoro e l’ingerenza umanitaria, il partenariato economico e lo sfruttamento delle risorse naturali... Davvero, cristiani e non cristiani, dobbiamo oggi ripensare alle categorie della cittadinanza, della stranierità, dell’ospitalità, non come mero esercizio dialettico o come astratti sistemi giuridici, ma come riflessione sul senso della nostra convivenza civile, sull’orizzonte che vogliamo dischiudere alla nostra società, sulla qualità della nostra vita e di quella delle generazioni a venire.