Sette monaci nel cuore della tempesta


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Avevo incontrato e conosciuto personalmente alcuni di loro e credo di poter affermare quello che del resto emerge con chiarezza dai loro scritti degli ultimi anni (usciti anche in Italia nel volume {link_prodotto:id=356}): il martirio non lo hanno cercato e nemmeno desiderato; a più riprese, al rinnovarsi di minacce più o meno esplicite, si erano interrogati se restare o partire, e avevano deciso insieme, nella libertà e per amore, di continuare a vivere lì dove la volontà del loro Signore li aveva posti, per non rinnegare con il gesto di un momento un’intera storia di vicinanza a un popolo, a uomini e donne precise che contavano su di loro per avere protezione, aiuto, sostegno e conforto in una delle stagioni più buie della storia algerina. Un martirio non desiderato, dunque, eppure accettato, accolto come un ospite che da tempo si vedeva profilarsi all’orizzonte, come una presenza con cui da tempo ci si era familiarizzati per averla vista all’opera presso amici e persone care: prima di loro, nello spazio di pochi anni, una dozzina di religiosi e religiose avevano pagato con la vita la propria presenza di uomini e donne di preghiera e di solidarietà al cuore della tempesta.