L’inchiostro di Dio narra la vita

Ma ritengo che questa analogia tra Bibbia e nascita di Gesù nella carne possa anche rendere conto di un altro dato normalmente attribuito unicamente a fattori storico-culturali: il considerare la Bibbia come il “grande codice” della nostra società occidentale. Si pensa che lo sia diventato per l’antica, capillare e duratura diffusione del cristianesimo in Europa, per la sua capacità di fornire un linguaggio di parole, gesti, immagini agevolmente intelleggibili, per la diffusione di racconti fondatori e di parabole esemplari e passibili di essere trasposte in mirabili opere d’arte. Tutto ciò è indubbiamente vero, ma credo sia altrettanto vero anche il percorso inverso: la Bibbia ha ricevuto questa accoglienza così universale – che si è estesa anche ben al di là dell’ambito occidentale e mediterraneo in cui è nata e si è diffusa originariamente – proprio perché narra di valori e realtà profondamente umane: lo fa servendosi di una lingua e una cultura particolari, certo, ma giungendo attraverso di esse al cuore dell’esistenza umana in quanto tale. Ci narra infatti dell’amore e dell’odio, della fraternità possibile e dell’inimicizia probabile, della grandezza e della miseria dell’essere umano, del confronto-scontro con la natura, con se stessi e con l’altro, dei conflitti generazionali e degli scontri culturali, della sete di libertà e del fascino del servilismo, della paura della morte e del desiderio di vita piena... Un “codice” divenuto grande non solo perché in tanti lo hanno usato, ma perché da sempre ha affrontato i grandi temi, fornendo chiavi interpretative non solo per “leggerli” ma soprattutto per vivere una vita umana ricca di senso.

Ecco a Natale facciamo memoria anche di questa “umanità” della Scrittura, di questa incarnazione di una parola di vita nelle nostre parole quotidiane. Dallo “sta scritto” di quei libri sgorga con rinnovata freschezza una speranza per tutti: l’essere umano è chiamato alla pienezza della vita, nella gioia e nella comunione.

Enzo Bianchi

 

Pubblicato su: La Stampa