I colori dell'adorazione

In oriente una sola immagine per la natività di Gesù, sintesi dossologica dell’incarnazione, mentre in occidente tutto è letto in modo più storico, più attento agli eventi svoltisi nel tempo, tesi a mettere in risalto l’umanità di Gesù, vero infante. Ecco perché in occidente abbiamo immagini diverse: la nascita di Gesù, l’adorazione dei pastori, l’adorazione dei magi... mentre alla capanna, alla casa non più grotta, accorrono per dare volto ai pastori i nostri contadini e ai magi i nostri nobili, con la natura circostante che conferisce un aspetto locale: neve e geli per l’inverno nordico, campagna verde e fiorita per il più tiepido meridione italico.

Sì, forse oggi dovremmo tornare al cuore del Natale, al Dio fatto uomo perché l’uomo possa diventare Dio, a quel neonato che ridesta in ciascuno di noi l’immagine e la somiglianza con Dio che niente e nessuno potrà mai cancellare: stupiti contempleremmo così un bambino debole, fragile infante che narra Dio.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: Avvenire