La preghiera è di Dio e non di Cesare

In questa situazione non si dimentichi che la preghiera cristiana trova la sua connotazione più autentica nell’essere preceduta dalla riconciliazione: il monito evangelico ad astenersi dal presentare l’offerta a Dio prima di essersi riconciliati con quanti hanno qualcosa contro di noi, l’impegno a rimettere i debiti ai propri debitori per poter invocare il perdono da Dio, l’invocazione della pace come dono di Dio e profezia inverata nella storia sono tutte dimensioni che rendono la preghiera cristiana “disarmata”, libera da ogni coercizione, impossibilitata a essere difesa con le armi, sull’esempio della preghiera di Gesù al Padre nell’ora della prova decisiva. E’ questa l’espressione genuina della preghiera capace di muovere le vicende della storia, come testimoniano figure come Francesco d’Assisi: invocazione a essere nel mondo strumenti disarmati, pacifici e pacificatori della volontà di Dio che è volontà di bene, di vita piena per ogni essere umano.

Viviamo un’ora difficile, una stagione in cui si oscilla tra negazione del dialogo interreligioso e desideri di ripresa di una cristianità che escluda l’altro eletto a nemico, un’ora in cui vi è anche chi, logorato da questo contenzioso espresso con la religione, finisce per avversarla o per pensare che tutte le religioni siano uguali e incapaci di offrire qualsiasi messaggio di umanizzazione. Per questo è fondamentale che la preghiera sia mai politicizzata, non venga mai messa al servizio della violenza né dalla violenza si faccia servire: sia invece voce dei senza voce, orecchio teso ad ascoltare il grido dei poveri e degli oppressi, mani levate a invocare quelle giustizia che esse stesse plasmano giorno dopo giorno, ma nella mitezza di chi cerca di vincere il male con il bene e nella franchezza di chi sa rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Repubblica