Ebrei e cristiani, fratelli divisi

Dunque innanzitutto occorrerebbe una vera revisione di tutte le preghiere cristiane indirizzate a Dio per gli uomini non cristiani, appartenenti ad altre religioni, non credenti… La preghiera deve essere sempre piena di rispetto, di amore, non deve mai esprimere giudizi di condanna degli uomini. Sì, occorre da parte di tutte le chiese una revisione affinché le formule di preghiera obbediscano realmente all’adagio tradizionale “lex orandi lex credendi”, siano conformi al Vangelo, al messaggio cristiano, siano preghiere che lo Spirito santo possa assumere nella verità di un Dio che è carità.

Una volta ricordata questa esigenza, occorre anche essere chiari sulla fede dei cristiani: quando essi pregano, pregano il Dio vivente sempre attraverso Gesù Cristo e in comunione con lo Spirito santo. Questo significa che pregano non come gli ebrei, pur indirizzando la preghiera al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ma lo fanno con Gesù, da loro confessato Signore, Cristo e Salvatore del mondo; lo fanno credendo che Gesù è la realizzazione delle promesse fatte ai padri, credendo che egli verrà presto nella gloria, e il suo giorno sarà “il giorno di Adonaj”. Di conseguenza, i cristiani nella loro preghiera intercedono per tutti gli uomini, chiedono che “tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4); e poiché essi amano con tutto il cuore Gesù Cristo loro speranza, desiderano che la loro beatitudine nel sentirsi discepoli, fratelli di Gesù e figli di Dio in lui Figlio di Dio, sia condivisa dagli altri uomini. Non possono fare altrimenti, se non vogliono aprirsi a una schizofrenia nella fede, mettendo tale fede tra parentesi ogni volta che pregano per gli ebrei.

Pubblicato su: La Stampa