Ebrei e cristiani, fratelli divisi

Non si esageri dunque la decisione della sospensione di questa giornata, nessuno si offenda; si prenda però atto che per ora è difficile comunicare la nostra fede e le nostre intenzioni, e che secoli di diffidenza non sono ancora cancellati del tutto. Agli amati fratelli ebrei – ai quali ci uniscono l’invocazione di Dio, le sante Scritture contenenti la parola di Dio e soprattutto il Salterio pregato e cantato ogni giorno nelle loro sinagoghe e nei nostri monasteri, cioè ci unisce la speranza che “il Signore mandi colui che ha destinato come Messia” (At 3,20) – noi dobbiamo dire tutto il nostro amore, dobbiamo saper rinnovare la richiesta di perdono per l’ostilità che abbiamo nutrito nei loro confronti, ma chiediamo anche di capire la nostra fede: il loro desiderio-amore per il Dio loro rivelato è lo stesso desiderio-amore nostro nel confessare che “Gesù ha narrato Dio” (cf. Gv 1,18) definitivamente e che per noi egli è Messia, Signore e Salvatore. Come gli ebrei desiderano che la loro fede sia condivisa dalle genti, così anche noi desideriamo che lo sia la nostra fede, ma rispettiamo le vie diverse, non imponiamo nulla né chiediamo agli altri di fare la volontà di Dio nel modo che spetta a noi attuare. Tutto questo senza però mai dimenticare il vincolo indistruttibile che ci lega: cristiani ed ebrei siamo entrambi figli dell’alleanza perenne con Dio, figli dell’Israele dell’alleanza al Sinai, dell’alleanza con David… Sì, siamo fratelli – potremmo dire – “gemelli”, perché abbiamo gli stessi padri, e siamo chiamati a vivere la speranza che ci unisce nella differenza che ci separa, fino al tempo escatologico, quando Dio darà compimento a tutte le sue promesse.

ENZO BIANCHI

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Spiritualità ebraica

Pubblicato su: La Stampa