Kirill, l'ora del dialogo a Mosca

Possiamo dire che le sfide e gli impegni che lo attendono sono quelli che ha da tempo iniziato ad affrontare come stretto collaboratore del suo predecessore Alessio II: la rinascita della chiesa nei paesi dell’ex-Unione sovietica e la crescente presenza di ortodossi russi e ucraini nella diaspora, il dialogo con le chiese sorelle dell’ortodossia – in particolare il patriarcato ecumenico di Costantinopoli e la chiesa russa all’estero, sorta dopo l’avvento del comunismo – con la chiesa cattolica e con le altre chiese e confessioni cristiane, il confronto con la modernità e la società globalizzata, la salvaguardia di un’identità e di un’etica cristiana vissute all’interno di una tradizione millenaria che ha conosciuto periodi di splendore e di sofferenza di rara intensità. Come si può vedere, si tratta di problematiche che hanno una portata ben più vasta dei già ampi territori dell’ex-impero sovietico: è la complessa posta in gioco che riguarda ormai ovunque la presenza dei cristiani nella società e l’articolarsi di una polis pluralista e laica rispettosa della libertà religiosa di ogni essere umano.

Una realtà certo non semplice, ma il patriarca Kirill – che ho avuto il dono di incontrare personalmente a più riprese in questi anni – non è nuovo a confrontarsi con sfide di questa portata e finora lo ha fatto con grande adesione alla realtà, con fermezza e apertura, consapevole che i conti bisogna farli con la situazione concreta che si ha di fronte e non con un auspicabile mondo migliore che esiste solo nei nostri sogni o ricordi. Nipote e figlio di un prete ortodosso che conobbe la persecuzione comunista, giovanissimo segretario personale del metropolita Nikodim di Leningrado – che morirà tra le braccia di Giovanni Paolo I durante uno storico incontro in Vaticano – attivamente impegnato in commissioni, organismi e assemblee ecumeniche, il patriarca Kirill è consapevole del prezzo da pagare per annunciare il vangelo, ma anche di quanto l’annuncio cristiano possa offrire all’umanità in termini di senso e di valore dell’esistenza.

Pubblicato su: La Stampa