Kirill, l'ora del dialogo a Mosca

“In questo – ha avuto modo di affermare l’allora metropolita Kirill – la chiesa ortodossa russa è per la separazione della chiesa dallo stato, ma contro la separazione della fede dalla vita, e della chiesa dalla società. Ciò implica la necessità di dialogo e di interazione tra chiesa e potere statale negli interessi del popolo, il cui contenuto è molteplice: un’azione pacificatrice a livello internazionale, multietnico e civile, il mantenimento della morale nella società, l’attività caritativa, la custodia e la ricostruzione del patrimonio storico e culturale...”. Un’impresa né semplice né immediata, ma animata da un chiaro orientamento di fondo: il bene comune e la custodia della dignità umana dipendono in larga misura dalla capacità di “combinare i diritti e la libertà con la responsabilità etica”. Vi è infatti una libertà interiore e un’istanza etica che è connaturale all’essere umano, indipendentemente dalla sua cultura o confessione di fede di appartenenza, che sono in grado di “articolare gli attuali modelli di civilizzazione in modo pacifico e vivibile”.
Possiamo ancora pensare che simili sfide riguardino solo il mondo ortodosso nei paesi post-sovietici? O non è forse questione di noi stessi, delle nostre società, dei principi e dei valori che le abitano e le sostengono? Consapevolezza della realtà in cui viviamo, amore per la propria identità, disponibilità all’ascolto e attenzione all’altro sono un patrimonio prezioso dell’umanità che siamo tutti chiamati a custodire e alimentare, in modo da nutrircene noi e da offrirlo come eredità vitale ai nostri contemporanei e alle generazioni che verranno.

Enzo Bianchi

presso la nostra casa editrice Qiqajon:

Kirill di Smolensk, S. S. Averincev, B. Bobrinskoy e AA.VV.
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Pubblicato su: La Stampa