Un tempo di conversione dalla barbarie

Giorno dopo giorno assistiamo infatti a un susseguirsi di progetti, proclami, proposte, disegni, decreti, emendamenti di cui si riesce a stento a seguire l’effettivo iter legislativo e lo status giuridico: in un continuo rincorrersi di emergenze, di crisi e di ansie – in cui nulla aiuta a distinguere cosa sia causa e cosa effetto – si è fatto strada il concetto di reato legato non a un’azione specifica ma a una condizione di esistenza, la presenza irregolare sul territorio italiano; si sono autorizzati medici e operatori sanitari a denunciare anziché curare quei pochi assistiti cui la gravità della malattia farà vincere la paura di uscire allo scoperto, vanificando così il diritto alla salute riconosciuto a qualunque essere umano; si è affidato l’ordine e la sicurezza nei luoghi pubblici non più in esclusiva alle forze costituzionalmente a ciò predisposte e contando non su una collaborazione legale dei cittadini, ma su gruppi di persone attratte dalla giustizia fai da te; si assiste a episodi sempre più frequenti di violenza gratuita e selvaggia perpetrata a danno dei più deboli, siano esse donne sole, immigrati, minori, disabili o mendicanti; si prevede la schedatura di senzatetto di cui si cerca di conoscere le generalità e non le cause del disagio, al punto da non preoccuparsi se nel frattempo finiscono per morire di freddo; si realizza l’identificazione forzata di bambini di un’etnia minoritaria al fine millantato di favorirne l’inserimento nella società e parallelamente si programma l’emarginazione dei minori stranieri da quel luogo ideale dell’integrazione che è la scuola pubblica.

Pubblicato su: La Stampa