Un tempo di conversione dalla barbarie

Reagire a questa barbarie che da strisciante si sta facendo galoppante non spetta certo solo ai cristiani: non è infatti indispensabile riferirsi al vangelo, agli insegnamenti e al comportamento di Gesù per rabbrividire di fronte a certi atteggiamenti mentali che si traducono sempre più spesso in azioni indegne di un essere umano. Ma i cristiani dovrebbero avere nel loro patrimonio genetico, nell’identità di cui a ragione vanno fieri gli anticorpi indispensabili per un sussulto di umanità, per un’inversione di rotta, per il ritrovamento di un cammino smarrito. E questa identità capace di umanizzazione può essere ancora oggi alimentata e rinvigorita da strumenti antichi ma sempre efficaci: la familiarità con la parola di Dio, il riferimento al modo di parlare e di agire di Gesù, la disponibilità a esaminare se stessi e i propri moti interiori per fuggire il male e ricercare il bene, per ricominciare ogni giorno a ritrovare in se stessi e a fare emergere nell’altro quell’immagine e somiglianza con Dio che è patrimonio di ogni essere umano.

Pubblicato su: La Stampa