Quando Gesù risorgeva il sabato


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E la Pasqua? La gioia festosa della risurrezione? Il sabato santo si attendeva che verso le nove del mattino le campane – mute dal giovedì santo sera – fossero “slegate” e riprendessero a suonare: allora i bambini assieme alle donne correvano verso i ruscelli carichi delle acque piovane primaverili e dei primi disgeli dalla montagne e ci si lavava gli occhi e il viso. Era un rito campestre di celebrazione della primavera, della vita nuova che rinasceva nella natura: aveva ben poco a che fare con il mistero cristiano della Pasqua che, infatti, veniva celebrato in quello stesso momento in chiesa dal prete lasciato praticamente solo... Stranezza di cui ci si è ormai scordati: già il sabato santo al mattino Cristo era “risorto”! Certo, c’era poi la domenica con la messa festiva , a cui la gente partecipava più numerosa, ma non si percepiva il senso della vita che vince la morte, la gioia pasquale che Cristo era davvero risorto dai morti, primizia della vocazione che attende tutti gli esseri umani. Era come se del messaggio evangelico si fosse in grado di cogliere solo la dimensione della passione e della sofferenza fino alla morte, una dimensione così familiare alla vita quotidiana di tanta gente, mentre sulla gioiosa speranza di una vita più grande del dolore, di una vita capace di sconfiggere il male e la morte pareva calare un silenzio contenuto, come se all’uomo non fosse dato di sperare cose così grandi.

Poi venne la riforma liturgica di Pio XII che restaurò la veglia pasquale nella notte tra sabato e domenica suscitando un fermento nuovo e un mutamento capace di riaprire antichi orizzonti di fede e di maturazione cristiana. Devo confessare ancora una volta che, se sono cristiano, lo devo in massima parte all’aver potuto vivere in modo sapiente quella riforma che, quando attuata come nel caso del mio parroco con cura e attenzione per l’essenziale e accompagnata da una spiegazione intelligente di gesti, simboli e letture, costituiva un’autentica catechesi alla portata di tutti. La notte fonda in cui appariva il fuoco nuovo, l’acqua, il grande cero variopinto, i simboli degli elementi naturali diventavano eloquenti e quando, verso mezzanotte, le campane riprendevano a suonare a distesa, e in chiesa esplodeva nuovamente il canto solenne e gioioso, ciascuno sentiva confermata la propria convinzione, la fede nella risurrezione. Dopo secoli di esilio, la veglia pasquale tornava al cuore della fede cristiana e annunciava con forza che “vittoria non è se non sulla morte”, che l’amore vissuto da un uomo, figlio di Dio, Gesù ha vinto la morte.