Babele o Gerusalemme

FRANCO GENTILINI, Piazza di Mantova, 1963
FRANCO GENTILINI, Piazza di Mantova, 1963
Avvenire, 4 giugno 2009
di ENZO BIANCHI
Certamente l’identità che la città fornisce agli uomini è un’identità dinamica, costantemente ricostruita e rinnovata, dunque in continuo processo di mutamento, perché essa esercita una forza centripeta capace di attirare tutti
La città come parabola dell’umanità

 La più elementare manifestazione pubblica della Chiesa sono quelle chiese che essa edifica al cuore delle città. Ma una chiesa la si edifica in una città affinché essa sia Chiesa per quella città, perché la città è sempre la destinataria della presenza della chiesa e mai un semplice mezzo e tanto meno uno mero strumento. Non c'è chiesa senza città perché la salvezza di Dio in Cristo è sempre "propter nos homines". Questa è la ragione per la quale la Chiesa di Dio non è mai stata e non potrà mai essere una realtà apolide.

Vi è un messaggio biblico sulla città che, se compreso nella sua interezza, è certamente una fonte di senso anche per conoscere il ruolo dell'edificio chiesa in una città.  Se la città nei testi biblici appare in alcuni casi sotto un giudizio negativo, se si registra qua e là diffidenza verso il suo sorgere e il suo attestarsi come forma di vita umana sociale, non è tuttavia intravista in opposizione a una vita nomade o agreste di segno positivo. In profondità, la Bibbia non oppone civiltà urbana negativa a civiltà pastorale-agreste positiva. Il primo delitto si è verificato presso un altare quale omicidio tra due culture, quella pastorale e quella agricola, rappresentate da Abele e Caino, e con il sorgere della città il peccato è soltanto diventato più epifanico. La prima volta che compare la parola «peccato» nella Bibbia è in Gen 4,7, e il luogo del peccato è il cuore dell’uomo, non certo la città o la campagna! Il mancato dominio sul proprio cuore avviene già ben prima della costruzione della città!

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