Babele o Gerusalemme


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Ma è in questa città, e non in un’altra immaginaria, che anche i cristiani vivono! Ricordate l’A Diogneto? «I cristiani non abitano città loro proprie ... abitano città greche o barbare, come a ciascuno è toccato in sorte», e dunque stanno nella polis, ne fanno parte, sono cittadini e, senza esenzioni e in solidarietà con gli altri uomini, possono decidere di assecondare la costruzione di una città come Babel oppure tentare di edificare la città con un altro volto. Tra la prima città, il cui nome è Enoch, figlio di Caino (cf. Gen 4,17), e la città promessa da Dio, il cui nome è «il Signore è là» (cf. Ez 48,35), c’è un cammino da compiere da parte dell’uomo, un cammino lungo e tortuoso nella storia, ma un cammino che può predisporre quanto è necessario alla discesa della città celeste il cui nome è «sposa dell’Agnello» (cf. Ap 21,9).

Il messaggio biblico sulla città ci invita a pensare che progettare ed edificare una chiesa non significa semplicemente dotare la comunità cristiana di un luogo di culto, ma significa trasformare in realtà l'idea che ogni chiesa è metafora della presenza della Chiesa di Dio nella città degli uomini, in quanto la Chiesa si rende pubblica e si rappresenta nelle sue chiese che sono forma alta e altra di linguaggio. Disseminate nel tessuto urbano, nelle piazze o lungo le strade, le chiese sono l’immagine al tempo stesso della prossimità e dell’alterità di ciò di cui sono segno. Più sono luoghi di bellezza e più testimoniano un ethos che ispira e plasma relazioni belle e legami umani buoni, così che non solo per i cristiani ma per i credenti di ogni religione costruire i propri luoghi di culto significa partecipare alla costruzione etica di una città. Accanto ai luoghi e agli spazi pubblici e in mezzo alle case degli uomini, le chiese rivelano lo stile della presenza dei cristiani nella società che è sempre al tempo stesso vicinanza nella differenza e presenza nella diaconia, nella logica della piena comunione e mai della separazione o peggio ancora della contrapposizione. La facciata di una chiesa è il volto della Chiesa che nella prossimità agli uomini dice accoglienza, dono gratuito, condivisione e consolazione. Se sono questo, le chiese sono il sacramento della presenza di Dio in mezzo agli uomini. Ogni uomo, sia esso credente o cercatore di senso, potrà così far sue le parole del testo biblico che la liturgia canta nel rito di dedicazione di una chiesa: “Locus iste a Deo factus est, inaestimabile sacramentum” (4Esd 8,21), “questo luogo è stato fatto da Dio, è sacramento che supera ogni valore”.

Enzo Bianchi