Il continente della speranza


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La chiesa è anche consapevole che, forse in modo più accentuato di quanto accade in altre parti del mondo, i problemi non hanno origine solo all’interno del continente, ma sono sovente indotti. Certo, guerre tribali, lotte intestine, ingiustizie e corruzione mortificano le potenzialità dell’Africa, ma il documento preparatorio del sinodo non tace sulle pesanti responsabilità che gravano su soggetti estranei al continente africano: “Le multinazionali – recita il documento preparatorio ufficiale che Benedetto XVI ha consegnato ai vescovi africani – continuano a invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali, acquistano migliaia di ettari espropriando le popolazioni delle loro terre con la complicità dei dirigenti africani”; né è taciuta la dipendenza indotta dagli Ogm che finisce per sopprimere le semine tradizionali, così come è ferma la condanna della vendita delle armi e dei “lauti guadagni” che produce mentre moltiplica il tragico potenziale della violenza e della guerra.

Ma la visione che la chiesa ha dell’Africa – e di cui il viaggio di Benedetto XVI si è fatto araldo – non è rinchiusa in una sterile condanna: è una visione che nasce da lontano e che apre a orizzonti di solidarietà e dedizione, è elaborazione di una vera e propria “teologia della fraternità” che, stimolata dalla situazione odierna, affonda le radici nella più schietta tradizione cristiana e africana. Così scriveva l’apologeta africano Lattanzio all’inizio del IV secolo: “Il primo dovere della giustizia è riconoscere l’uomo come un fratello. Infatti, se lo stesso Dio ci ha fatti e ci ha generati tutti nella stessa condizione, in vista della giustizia e della vita eterna, noi siamo sicuramente uniti da legami di fraternità: chi non li riconosce è ingiusto”. Parole che sgorgano del continente africano e che sono ancora oggi drammaticamente disattese anche sulla nostra sponda del comune mare Mediterraneo. Parole che sono profezia di speranza anche per noi.

Enzo Bianchi
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