Oltre la logica dello scambio

Un secondo aspetto evidenziato da Benedetto XVI è la “responsabilità per il proprio e l’altrui sviluppo integrale”, oggi minacciata dalla progressiva perdita di consapevolezza che “i diritti presuppongono doveri senza i quali si trasformano in arbitrio”. Responsabilità, quindi, come assunzione del nostro dovere di rendere conto, “re-spondere” a chi condivide il nostro spazio vitale, ma anche a chi da lontano patisce oggi le conseguenze del nostro agire o alle generazioni future che riceveranno in eredità un mondo segnato, nel bene e nel male, dai nostri comportamenti quotidiani. Del resto, questa capacità di “rendere conto della speranza” che li abita è una delle qualità che la chiesa fin dal suo nascere richiede ai cristiani, come testimonia già l’apostolo Pietro agli albori del cristianesimo: a chi gli chiede conto delle motivazioni del suo agire, il cristiano deve saper rispondere “con dolcezza e rispetto” (1Pietro 3,15), non solo e non tanto a parole, ma con l’eloquenza della propria condotta, del proprio stile di vita.

E infine non va taciuta la rinnovata insistenza con cui Benedetto XVI invita al “dialogo fecondo tra fede e ragione” che non solo “rende più efficace l’opera della carità nel sociale”, ma che “costituisce la cornice più appropriata per incentivare la collaborazione fraterna tra credenti e non credenti nella condivisa prospettiva di lavorare per la giustizia e la pace dell’umanità”. Sì, insieme possiamo cercare e perseguire prospettive condivise, insieme possiamo edificare giorno dopo giorno un’umanità degna di tal nome, capace di vivere in un mondo in cui, secondo la profezia del salmo, “misericordia e verità si incontreranno, pace e giustizia si baceranno”.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Stampa