Questa terra è la nostra terra

1979, bronzo h cm 285 Philippsburg
GIACOMO MANZÙ, Pax aeterna
La Stampa, 2 agosto 2009
di ENZO BIANCHI
La terra è desolata quando viene meno la qualità della vita dell’uomo e della vita del cosmo, così come la qualità della vita

La Stampa, 2 agosto 2009

“Esiste una reciproca dipendenza fra l’avere a cuore i poveri e avere a cuore la Terra: sono le due facce di un’unica medaglia. Il modo come trattiamo chi soffre si riflette nel modo in cui affrontiamo la crisi ecologica”. Questa affermazione del patriarca ecumenico Bartholomeos I può aiutarci a cogliere in pienezza il nesso tra il tema scelto da papa Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace dello scorso gennaio e quello annunciato per il prossimo capodanno: se nel 2009 l’accento cadeva su “Combattere la povertà, costruire la pace”, l’invito pressante agli operatori di pace reso noto nei giorni scorsi è: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
Sì, perché la pace, lo shalom biblico, è ben di più della semplice assenza di guerra: è salute, gioia, benessere spirituale e materiale, salvezza, armonia con se stessi, con gli altri e con il creato intero, è vita piena, degna di essere vissuta. In questo senso, proprio parlando del legame tra lotta alla miseria e pace, il papa aveva già sottolineato l’unità profonda dell’essere umano e delle sue esigenze più intime, riprendendo l’espressione “ecologia umana” cara a Giovanni Paolo II. Così scriveva nel messaggio per la Giornata della pace dello scorso anno: “ogni forma di povertà imposta ha alla propria radice il mancato rispetto della trascendente dignità della persona umana; quando l’uomo non viene considerato nell’integralità della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una vera ecologia umana, si scatenano anche le dinamiche perverse della povertà”.

Pubblicato su: La Stampa